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08.01.2020 - 06:300

2020, anno speciale per lo sport. Col clou a Tokyo

Sportivamente parlando, sarà un anno ricco di eventi, che culmineranno con le Olimpiadi estive. Passando però pure per gli Europei di calcio itineranti

Lo sport è per natura dinamico, in continuo movimento. Per un evento che finisce, ce n’è un altro che comincia. Per un grande torneo che chiude i battenti, all’orizzonte già si staglia quello successivo, pronto a fare il pieno di eroi della competizione e di spettatori, imprescindibili, dal vivo o davanti alla televisione (e ai cellulari) che siano.

Sembra ieri che in Russia andava in scena la Coppa del mondo di calcio, ed ecco che già si parla di Europei, quelli itineranti, sparsi per il vecchio continente.

È ancora fresco il ricordo delle quindici medaglie vinte dagli atleti rossocrociati a Pyeongchang, che già Tokyo è in agenda alla voce ‘imminente’.

Lo sport è anche ciclico. Si alimenta di campionati, un turno alla volta, o di rassegne continentali o mondiali, con ritmi ripetitivi che scandiscono il sovrapporsi sempre più rapido delle stagioni.

Tra queste, il ruolo di madre di tutte le manifestazioni spetta di diritto ai Giochi olimpici, a cadenza quadriennale, con quelli estivi e quelli invernali che si alternano ogni due stagioni.

Il 2020, o venti-venti che dir si voglia, è giocoforza un anno speciale, proprio perché ospita l’Olimpiade, quella estiva, quella che ruota attorno all’atletica leggera dalla quale tutto nacque, ad Atene nel 1896.

La festa dello sport, a proposito della citata Tokyo, si consuma in Giappone, nel pieno di un’estate che catalizzerà l’interesse di atleti, appassionati e media, complici nonché diffusori del verbo olimpico. Gli sportivi potranno dirsi orgogliosi di una partecipazione che per la maggior parte di essi è già un premio alla carriera; quelli più bravi cullano il sogno di una medaglia con i cinque cerchi, riconoscimento che non ha eguali, per fascino e importanza. Quanto ai tifosi avidi di sport in senso lato, sono pronti a sostenerne le gesta, ad ammirarne lo sforzo, a valutarne la prestazione, per poi applaudirne il risultato. Possibilmente nel rispetto di quello spirito decubertiano di cui, in altri contesti, si è smarrito e offeso il significato, al quale l’atmosfera olimpica restituisce invece un senso.

2020, anno speciale. La Svizzera, terra di eccellenze anche in campo sportivo, qualche asso da calare ce l’ha. La bandiera rossocrociata sventolerà anche a Tokyo. Se poi risuoneranno anche le note del salmo nazionale, beh quello dipenderà dai risultati.

Ma per l’Elvezia dello sport, per il Paese in generale, sarà comunque un’annata memorabile, quella entrante. Come se volesse distinguersi, onorando l’anno olimpico prescindendo un po’ dai risultati che i suoi alfieri sapranno ottenere, la Svizzera ha deciso di illustrarsi anche in veste di elegante ospite: le sono riservati l’onere e l’onore di organizzare, nell’ordine, i Giochi olimpici della Gioventù a Losanna (da domani), i Campionati del mondo di hockey su ghiaccio (Losanna e Zurigo) e i Mondiali di ciclismo (Aigle-Martigny).

Svizzera terra di sport da sempre, ma anche nazione ospitale, sede di alcuni tra gli appuntamenti più importanti, carichi di significati e popolarissimi. A testimoniare un legame molto stretto tra un Paese che nello sport crede, investe, dal quale è sovente ricambiato.

2020 anno speciale, eccome se lo è. Già è un privilegio offrire al mondo una ribalta sulla quale mettere in scena uno spettacolo ad altissimi contenuti, tecnici ed emotivi. Se poi il proscenio si allarga, per ospitarne addirittura tre, allora si può parlare senza timore di smentita di stagione eccezionale. Incastonata nell’anno olimpico, la miglior collocazione possibile.

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