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07.12.2019 - 06:000

Il calcio ha tanti colori e una faccia. Di bronzo

Attraverso il mondo del pallone vengono veicolati messaggi importanti, ma il calcio ci crede davvero?

Gli scorsi 23 e 24 novembre, in occasione della 13ª giornata, la serie A di calcio ha rinnovato l’impegno nella difesa dei diritti delle donne. In vista della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne del 25 novembre, arbitri e molti calciatori di serie A sono scesi in campo con un segno rosso dipinto sul viso.

Un’iniziativa nobile, meritevole dell’ampissima risonanza di cui ha beneficiato, grazie alla popolarità senza eguali dell’italcalcio. Il mondo del pallone, in Italia, ha questa fortuna: ha una platea vastissima, raggiunge anche gli angoli più remoti dell’utenza. Fanatica, appassionata, o anche un po’ distratta che sia.

Altro campionato, altra iniziativa, più recente. Stavolta il protagonista è il Real Madrid, nella Liga spagnola: i ‘blancos’ oggi vestiranno di verde, in campo contro l’Espanyol, per significare il proprio sostegno alla conferenza mondiale sul clima, ospite in questi giorni della capitale iberica. Al Bernabeu scendono in campo i bianchi dall’animo verde.

Lode a questi messaggi veicolati con tanto ardore, a chi ne perora e favorisce la diffusione. Al valore e al peso che hanno, ai loro contenuti, attualissimi anche ai giorni nostri. Per fare breccia nel maggior numero di animi e di sensibilità è stata scelta la popolarità del calcio. Strategicamente ineccepibile, in quanto alla nobiltà della causa sollevata, deve corrispondere un’adeguata ampiezza della platea.

Quanto al calcio, è un bene che abbia accettato l’invito a farsi latore del messaggio. C’è puzza di opportunismo, però. Un movimento che volge lo sguardo altrove quando piovono accuse di razzismo, palesi e comprovate, o che porge l’altra guancia quando viene schiaffeggiato dall’ennesimo caso di violenza, non ha la credibilità che dovrebbe avere nel momento in cui si erge a difesa dei valori più nobili.

Il calcio è solo un canale, ha messo a disposizione il proprio megafono amplificato. Va benissimo, perché è popolare, e si presta. Ma crede a quello che trasmette per conto terzi? Macché. Il tentativo di dare una ripulita alla coscienza, ecco cosa c’è dietro. Tipico di una realtà abituata a salire sul pulpito per il solito predicozzo intriso di buonismo e infarcito di propositi di facciata ogni volta che razzismo e violenza si palesano, salvo poi razzolare male e fare come niente fosse, perché è più comodo così. Indifferenza e superficialità rimano con complicità.

Il calcio si è tinto di rosso, il rosso del segno sul viso, e di verde, il verde con cui si vestono oggi i bianchi. È una questione cromatica? Allora aggiungiamoci il bronzo. Il bronzo della sua faccia.

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