laRegione
lettera-a-hevrin-martire-curda
ULTIME NOTIZIE Opinioni
Commento
8 ore

America the Beautiful, una nazione per tutti

Detto alla JLo, americana di Portorico: 'Una nación, bajo Dios, indivisible, con libertad y justicia para todos'. Nativi inclusi (loro sì che sono del posto).
Commento
1 gior

Conte e i trasformisti della politica italiana

Il presidente del Consiglio simbolo di un modo di fare politica che cambia con il solo scopo di lasciare tutto così com'è, preservando il potere
L'analisi
1 gior

La giardinetta un po’ ammaccata dello zio Joe

Qualche pensierino su cosa potremmo aspettarci, adesso che Trump è fuori dalla Casa Bianca e abbiamo un 78enne e una donna a lavorare in tandem
Commento
2 gior

Lugano prende a calci il dibattito

Polo sportivo e degli eventi: Consiglio comunale con le spalle al muro mentre l'aeroporto vola verso i privati e la pandemia colpisce le finanze pubbliche
Commento
2 gior

Passaporto vaccinale, per ora di necessario c’è il dibattito

Per Manuele Bertoli è urgente introdurre un lasciapassare immunologico per il Covid. Ma ci sono controindicazioni pratiche ed etiche
Commento
3 gior

Spiare il cellulare del partner e la coppia scoppia

Ossessive forme di controllo che possono venir scambiate per manifestazioni di affetto, ma in realtà sono fastidiose invasioni dell’intimità altrui
L'analisi
4 gior

Social, ipocrisia e doveri della politica

La mancata trasparenza sulla fattura dei vaccini come l'immunita per messaggi diffamatori sui social chiamano in causa le responsabilità della politica.
Sguardo a Nord
4 gior

Vecchi vaccini, nuovi vaccini

Quando un buon libro diventa un toccasana per la mente e lo spirito in tempo di pandemia
Commento
6 gior

Negozi chiusi e scuole aperte (per la salvaguardia di tutti)

La scuola, soprattutto in questo momento così delicato, è il principale ‘antidoto’ per i nostri giovani contro il Covid
DISTRUZIONI PER L’USO
6 gior

Partire da Arbasino per spiegare Renzi (o almeno provarci)

Non è che certe rivendicazioni del Bomba siano sbagliate, anzi. Il problema è che quel bischero si crede Gesù
Commento
23.10.2019 - 06:300

Lettera a Hevrin, martire curda

Hevrin, si sta già sgranando la foto del tuo volto, sfuma nella nostra memoria, lentamente, ma inesorabilmente. Il tuo, un volto bello e solare, che ha fatto il giro del mondo. Eri una militante curdo-siriana, leader di un piccolo partito, paladina dei diritti delle donne e della riconciliazione nazionale. In famiglia dicono che per questo avevi rinunciato alle armi, imbracciate da altre giovani curde. Che importa se i tuoi carnefici lo sapevano oppure no? Ti hanno trascinata fuori dall’auto, fragile preda di guerra, massacrata sul posto, finita nelle mani degli sgherri arabi pro-turchi e jihadisti, per ferocia pari ai tagliagola dell’Isis. Tagliagola sconfitti, anche se non cancellati, soprattutto grazie al vostro coraggio. Che però, per nostra vergogna, non impedisce che da eroi ammirati diventiate vittime dell’ennesimo tradimento.

Tu, Hevrin, dovevi conoscere bene la storia di questa implacabile doppiezza. Del colonialismo franco-britannico che dopo qualche frettolosa promessa aveva tracciato i confini della regione, escludendo la possibilità che voi, un popolo, aveste una patria, una homeland, come si disse e si fece invece per gli ebrei. Doppiezza di tutte le cinque nazioni in cui siete dispersi, a parole fragili promesse di fragili autonomie, che invece si traducevano puntualmente in feroce repressione. E vittime, anche, delle vostre litigiose leadership, dei Barzani e di altri clan tribali, colpevolmente incapaci di saldarsi in un progetto politico unitario nel nord di Siria e Iraq.

Per questo, Hevrin, penso che nella sigla del tuo mini-schieramento di volonterosi spiccasse la parola “futuro”. Quello sguardo che chiede di storicizzare le tragedie, senza negarle, ma evitando di tormentarsi e paralizzarsi su di esse, per procedere verso un avvenire diverso. Generosa ingenuità. Con un delirante neo-sultano alle porte, Erdogan, il truce ricattatore dell’inesistente Europa, l’invasore che lasciava transitare gli sgherri dell’Isis e le loro armi, come documentò un giornalista turco naturalmente finito in manette. Praticamente autorizzato, l’autocrate di Ankara, dal collerico e irresponsabile capo della Casa Bianca, con le ridicole, beffarde esternazioni in cui si è esibito dopo aver accettato, anzi promosso, l’occupazione militare: per lui conta la forza, proprio come per Israele in Palestina.

Non potevate ignorarlo, Hevrin, ma vi siete fidati. Obbligati a farlo. Per salvarvi, aggrappandovi ancora ad un sogno sempre spezzato. Di nuovo abbandonati, come quando Bush padre vi lasciò a lungo sotto le bombe di Saddam; come quando lo stesso rais e lo scià iraniano decisero uno storico accordo sulla vostra pelle; come quando ad Halabja i gas nervini fecero una strage di curdi dopo che l’imbarazzato Occidente aveva super-armato Baghdad per scagliarla contro l’Iran di Khomeini.

Approfittando del caos regionale, vi eravate ritagliati fette di precaria indipendenza. Al prezzo di morti, feriti, distruzioni da parte dell’Isis. Così in Rojava, il nord siriano, avevate fondato un piccolo esercito e un partito, quasi miracolosamente democratico in terre afflitte da regimi dittatoriali e capi autocrati. Naturalmente, ai loro occhi siete pericolosi anche per questo. Perciò dovevate essere fermati. Per mano dell’autocrate di Ankara, che la Nato ‘simbolo di libertà’, si tiene ben stretto; e che si è anche comprato (vedi l’acquisto di missili russi) la compiacente mediazione di super-zar Putin. Fino a quando, chissà. Lo sapete, Hevrin, anche loro sono sempre pronti a tradirsi vicendevolmente. E non importa a quale prezzo. Perché lo pagheranno sempre gli innocenti come te.

© Regiopress, All rights reserved