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Ultimo aggiornamento: 20.11.2019 21:24
Commento
10.09.2019 - 06:200

Non è gloria senza affetto

A fare la grandezza di un tennista concorrono anche comportamento e signorilità, non soltanto il numero delle vittorie conquistate

Forse il tennis ha davvero trovato in Daniil Medvedev un giocatore in grado di intromettersi nel dominio dei soliti noti, nell’ambito Slam che è regno esclusivo di Federer, Nadal e Djokovic, in rigido ordine di numero di titoli. Benché battuto, ammesso che soccombere al quinto set in una finale di Slam contro Rafael Nadal possa essere definito una sconfitta, mentre in realtà non è sbagliato considerarla una piccola grande impresa, il russo ha bussato con una certa insistenza al Gotha del tennis. Non gli hanno aperto, ma la sua domanda d’adesione è oggetto di attenta analisi.

Sarà per la prossima occasione, insomma, perché stavolta onori e gloria sono una volta di più per Rafael Nadal, formidabile campione e atleta issatosi a quota 19 Slam, a una sola lunghezza dal record dei 20 di Roger Federer, ai danni del quale l’operazione sorpasso è ormai stata lanciata, con ottime probabilità di andare presto a buon fine.

Con buona pace di Novak Djokovic, il quale ha puntato tutto sui quattro ‘major’ in un finale di carriera votato esclusivamente all’inseguimento dei numeri e delle statistiche, per essere consegnato anch’egli alla storia come il più forte e il più titolato, giacché l’affetto della gente se lo sono spartiti gli altri due, e indietro non si torna. Cinque anni in meno del basilese, forte di un tennis che fa ancora la differenza, se sorretto da un fisico che qualche magagna ha accusato, in passato, Rafa si candida a diventare ‘il più titolato di sempre’, giacché per insignire il più grande in assoluto, ai titoli vanno associati anche altri parametri. Ma questo è un altro discorso, che tira per forza in ballo la soggettività, dalla quale non si esce, se non con versioni discordanti. Ammesso che si possa individuarne uno che metta d’accordo tutti, e che farlo serva davvero a qualcosa.

In attesa di scoprire quanto tempo impiegherà Rafa a scalzare Roger, il popolo del tennis ha scoperto che Medvedev è capace di giocare molto bene a tennis senza per forza scadere in quella condotta riprovevole che in altre occasioni ha attirato le ire degli spettatori, pronti a fischiarlo, o a ignorarlo, piuttosto che a sostenerlo. Del resto, l’affetto della gente lo si guadagna anche grazie al comportamento e alla signorilità, non solo per il numero di vittorie che si conquistano.

Il russo, mai così in alto in carriera, sembra aver capito che la mancanza di rispetto nei confronti dell’avversario e una condotta sopra le righe che fa a pugni con i sani principi del fair play non sono esattamente il miglior biglietto da visita possibile per un campione giovane che sembra poter rappresentare la cosiddetta ‘Next Gen’, che stenta un po’ a sbocciare ai massimi livelli, a stretto contatto con chi il tennis degli ultimi vent’anni ha segnato e continua a segnare a suon di imprese e record, con il sostegno degli appassionati.

Chiedere a Feliciano Lopez al Queen’s, deriso in finale dal russo per i malanni fisici di cui era vittima, lui che prima di quel torneo non aveva praticamente superato un solo turno in tutta la stagione. Trentottenne dalla onorevolissima carriera. è stato preso in giro dal 23enne collega imberbe che si è permesso di metterne in dubbio la stanchezza all’atto conclusivo di un torneo che fortunatamente – evviva lo sport quando mette le cose a posto e rende giustizia a chi se lo merita – l’iberico è riuscito a fare suo, compiendo un piccolo capolavoro di tecnica (tennis d’altri tempi, quello di Feliciano), fisico e di tenacia. Medvedev è conscio di aver ‘sbroccato’ malamente, e quella è stata la prima volta. Più volte ha dato il peggio di sé, costruendosi un’immagine di antisportivo scorbutico.

Gli esempi li ha davanti

A New York, nel giorno della sua consacrazione, pur battuto, sembra aver imparato la lezione. Del resto, se davvero ambisce a diventare un campione in grado anche di vincerlo, uno Slam, non può lasciare in scia quella traccia di antipatia che finora ne ha reso visibile il passaggio. Il salto di qualità tecnico deve essere accompagnato da quello della personalità e del carattere. Un giorno potrebbe capitare anche a lui, selvatico e un po’ misterioso, di alzare al cielo un trofeo prestigioso (e di staccare un assegno a sette cifre). Meglio farlo davanti a un pubblico adorante, o tra l’indifferenza o, peggio, i fischi? La risposta è scontata, e Daniil potrebbe davvero sfruttare la ribalta degli Us Open per dare inizio a un nuovo scorcio di una carriera che dovrebbe permettergli, una volta registrati alcuni meccanismi, di primeggiare anche negli appuntamenti più ambiti, ‘major’ su tutti. Ovvero quei tornei che fanno davvero il distinguo tra un indiscusso talento e un fuoriclasse in grado di passare alla storia della disciplina per i titoli vinti, non per le sceneggiate o le occasioni malamente gettate alle ortiche.

Gli esempi di come si fa, per passare alla storia, li ha davanti. Se davvero ha imparato qualcosa da questa sconfitta, un giorno potrebbe anche lasciarseli alle spalle, benché la strada sia lunga e in salita.

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