Keystone
Commento
22.08.2019 - 09:450
Aggiornamento : 29.08.2019 - 17:36

Dubbi e incertezze sull'aeroporto

Molte negatività aleggiano sul futuro dello scalo luganese: peggio c’è solo la chiusura definitiva e la riconversione dell’area (che non sarebbe a costo zero)

Appare sempre più difficile immaginare un futuro per lo scalo luganese su cui aleggiano tante notizie negative. L’ultima è la rinuncia della Zimex – compagnia svizzera con sede a Zurigo, che noleggia aerei e personale di volo – a riprendere la linea per Ginevra interrotta dal novembre di due anni fa dopo il fallimento di Darwin Airline. Ci aveva provato Skywork ma è fallita nell’agosto 2018. Non solo. La società che lo gestisce – la Lugano Airport Sa (Lasa) – ha chiuso il 2018 con un deficit di 2,2 milioni e va ricapitalizzata entro fine anno, pena il deposito dei bilanci, la messa in liquidazione della società e il licenziamento di 77 dipendenti, senza contare la perdita di centinaia di impieghi dell’indotto generato dallo scalo. Sarebbe un passo verso la chiusura. O, come si legge nel messaggio municipale, verso una dismissione programmata delle attività a medio termine, per trovare soluzioni meno traumatiche per il personale e gli operatori attivi direttamente o indirettamente sull’aeroporto. Regna l’incertezza malgrado il CdA di Lasa faccia di tutto per mantenere la rotta (cfr. articolo a pag. 9).

A pesare ci sono i dubbi sollevati a fine luglio dal Ceo di Swiss Thomas Klühr, in merito a una possibile cancellazione della rotta verso la capitale economica svizzera dopo l’entrata in funzione a fine 2020 della galleria di base del Ceneri e le parole del Ceo di Ffs Andrea Meyer che ha rincarato la dose evocando la convenienza del treno. Insomma, la concorrenza della ferrovia si fa sentire anche se non c’è ancora mentre per i vertici di Lasa il collegamento di linea è un’offerta complementare a quella su rotaia. Queste note negative compromettono le trattative con società e compagnie, infastidiscono e contribuiscono a una percezione esterna controversa dell’aeroporto. Eppure, la sua valenza cantonale è confermata dalla volontà del Consiglio di Stato di proporre al Gran Consiglio la richiesta di partecipazione al risanamento di Lasa tramite un’accresciuta partecipazione cantonale al capitale azionario dal 12,5% al 40%. Il messaggio municipale con risanamento di Lasa e rilancio dello scalo è invece già in mano ai commissari della Gestione. Chiaro che nell’anno elettorale in corso, la questione si fa politica e si presta a ogni genere di critica più o meno giustificata. Se i crediti venissero approvati dal parlamento cantonale, e dal legislativo cittadino, ci sarebbe comunque il (già annunciato) lancio di un referendum e una probabile votazione popolare.

Una votazione che rappresenta un altro punto interrogativo sul futuro di Lugano-Agno. E non sarà facile far digerire alla popolazione gli argomenti a favore dell’aeroporto (che non mancano) contenuti nei risultati dello studio dell’Università di San Gallo che ne ha evidenziato la rilevanza per il settore dell’aviazione d’affari, per le attività di conferenza e quale base operativa per mercati di nicchia (destinazioni selezionate come Ginevra, Londra e Parigi). Uno studio che evidenzia la necessità nel medio termine di tre hangar, di un nuovo terminale e di spazi amministrativi, della torre di controllo e della stazione carburante. Occorre pure rifare il piazzale velivoli, le taxiway e prolungare la pista, quest’ultima misura compatibilmente con la realizzazione della circonvallazione di Agno-Bioggio. In tutto fanno 51 milioni di franchi da ‘spalmare’ fino al 2045. Mantenere la struttura per i voli privati e commerciali è un’opzione ma è l’ultima ratio per il CdA. Peggio c’è solo la chiusura definitiva e la riconversione dell’area che non sarebbe a costo zero.

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