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22.08.2019 - 06:300

Salario minimo dignitoso, attesa lunga indecente

Dal voto popolare sono passati più di quattro anni. E ancora nessuna decisione del Gran Consiglio: ciò alimenta la sfiducia dei cittadini nella politica

Quanto si dovrà ancora aspettare per avere una decisione del Gran Consiglio sul salario minimo (soprattutto dignitoso, puntualizzano i suoi sostenitori)? Nell’imminenza della ripresa dei lavori parlamentari dopo la pausa estiva, la domanda si impone. Per almeno due ragioni. La prima: sono già trascorsi più di quattro anni, e una legislatura, dal sì delle urne all’iniziativa dei Verdi con il conseguente inserimento nella Costituzione ticinese del principio del salario minimo. La seconda ragione: dati recenti su sottoccupazione e buste paga striminzite (rispetto al resto della Svizzera) fotografano un mercato del lavoro non proprio in buona salute. E se poi ci mettiamo i premi di cassa malati, di cui peraltro si prospetta un nuovo aumento, l’ennesimo, arrivare alla fine del mese è impresa ardua per sempre più persone singole e famiglie.

Saranno i limiti di un parlamento di milizia, che non consentono di evadere in tempi ragionevoli certi dossier, sarà che il principio ancorato alla Costituzione cantonale è di difficile attuazione, ma questa lunga attesa per una decisione su un tema di grande importanza e che tocca tutti è indecente. La sentenza del Tribunale federale che ha dato luce verde all’introduzione del salario minimo legale nel Canton Neuchâtel e nel contempo fissato dei paletti è non di qualche giorno fa, bensì del luglio 2017. Così come risale al novembre di quell’anno la (controversa) forchetta di importi minimi proposta dal Consiglio di Stato. Da allora di concreto più nulla: il dossier è sempre sui banchi della Commissione gestione del Gran Consiglio. Sarebbe invece ora di arrivarne a una. E di dare finalmente una risposta a quel 54,7 per cento di votanti ticinesi che il 14 giugno 2015 ha approvato l’iniziativa degli ecologisti. Il parlamento si assuma dunque le proprie responsabilità e prenda al più presto una decisione. Se poi questa non dovesse convincere, ci sarebbero i rimedi stabiliti dalla collaudata democrazia elvetica: ricorso o referendum.

Non bisogna però farsi soverchie illusioni. Un’ulteriore dilatazione dei tempi è altamente probabile. Si è in piena campagna per le federali e alcuni partiti ritengono elettoralmente rischioso sbilanciarsi su un dossier sensibile. Senza dimenticare l’annunciata collaborazione al centro con cui Plr e Ppd giustificano la congiunzione delle liste nella corsa al Nazionale: sul salario minimo sarà intesa fra i due partiti, con i liberali radicali oggi meno generosi dei popolari democratici sugli importi? … Una cosa è sicura: questo traccheggiare del Gran Consiglio non alimenta nei cittadini la fiducia nella politica. Che dovrebbe saper mediare. E decidere.

 

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