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IL RICORDO
20.08.2019 - 06:300

Felice Gimondi e le due lezioni per la vita

Mauro Gianetti ricorda il campione di ciclismo bergamasco, spentosi venerdì per un malore all’età di 76 anni

Il più delle volte le lezioni più importanti di vita che riceviamo sono semplici, di poche parole dette al momento giusto. Proprio come le due che ho avuto il privilegio di ricevere da Felice Gimondi. La prima, quando avevo 14 o 15 anni. Durante la premiazione della Challenge Ticino, che ricompensava i migliori corridori ticinesi delle varie categorie, nel consegnarmi il riconoscimento quale miglior corridore Esordienti, mi venne posta la classica domanda: “Sei contento?”. Non ero ancora molto avvezzo alle interviste e colto dall’emozione risposi: “Sì, sono molto felice di questo premio e spero di vincerne altri più importanti in futuro”. Questa mia dichiarazione non venne presa bene da chi mi porgeva il microfono, che con fare un po’ stizzito mi redarguì davanti a tutta la platea: “Come ti permetti di sminuire il valore di questo premio?”. Poi, in tono un po’ sarcastico: “Vedremo in futuro cosa vincerai di meglio”, facendo calare il gelo in sala. Mi andai a sedere al tavolo con grande vergogna ed imbarazzo per quanto era successo, mi sentivo umiliato e confuso, non riuscivo bene a capire perché fosse così sbagliato avere dei sogni e delle ambizioni, non era mia intenzione sminuire il premio. Avrei potuto subire quel momento di frustrazione per tutta la vita, ma successe qualcosa di straordinario che mi è rimasto e rimarrà impresso nella mia mente. Ero con il capo chino, non osavo guardare nessuno talmente mi sentivo in imbarazzo, quando sentii qualcuno mettermi una mano sulla spalla e chiamarmi per nome. Mi girai e nel vedere che era l’invitato d’onore di quella festa, il grande Felice Gimondi, mi prese un colpo; pensavo che la ramanzina continuasse, invece Felice mi disse: “Mauro, ho capito benissimo cosa volevi dire e sei tu che hai ragione, magari potevi dirlo diversamente, ma imparerai anche quello con il tempo. Non sentirti male per quello che ti è stato detto, è giusto avere delle ambizioni, altrimenti puoi anche smettere subito di correre. Non cambiare idea o atteggiamento, credi in quello che fai e fallo bene. Non farti influenzare mai da nessuno, credi in te stesso e avanti a testa bassa: conta solo andare forte e vincere, sono sicuro che ci rincontreremo”. Quelle parole spontanee dette da un campione come lui, hanno assunto per me un valore inestimabile, cancellando l’umiliazione. La seconda lezione l’ho assimilata leggendo un’intervista al grande campione: “Quando hai dato tutto, quando sai che ti sei allenato al meglio, che hai seguito la miglior alimentazione possibile, che sei sempre andato a letto presto… insomma che non hai nulla da rimproverarti e c’è qualcuno che si chiama Eddy Merckx lo accetti e basta, accetti il fatto che il più delle volte sia lui davanti a te e quando riesci a batterlo sei ancora più “Felice” di Gimondi”. Avrei potuto vivere come una grande sconfitta il secondo posto ai Mondiali di Lugano, ma proprio le parole di Gimondi mi hanno permesso di vivere quel secondo posto come qualcosa di eccezionale. Semplicemente qualcuno è stato più forte e più bravo di me, io avevo dato il massimo.

Caro Felice, grazie di cuore per quelle poche parole che valgono una vita intera di uno sportivo. R.I.P.

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