"Parole, parole, parole, / parole soltanto parole / parole tra noi". (Wikipedia)
DISTRUZIONI PER L'USO
17.08.2019 - 06:200

Questo lo dice lei. Piccolo lessico della cialtroneria

‘Buonismo’, ‘governance’, ‘migranti economici’: le parole sono importanti, diceva quello

Ogni epoca ha la sua (mala) lingua. Chi lavora nella comunicazione ha l’opinabile vantaggio di osservarne l’evoluzione in tempo reale, isolandone assilli e feticci. A furia di leggere comunicati, dichiarazioni, post, si finisce così per compilare un’agendina mentale con tutte quelle espressioni che aiutano a riconoscere subito i cialtroni. Beninteso: cialtroni prima o poi siamo quasi tutti, come insegna Andrea Ballarini nella brillante fenomenologia che gli ha dedicato. Così per una lista completa delle loro parole e frasi – e chissà quante ne avrò usate anch’io – occorrerebbero dodici volumi rilegati in pelle umana, dalla A di “aiutiamoli a casa loro” alla Z di “zingaraccia”. Ne basti una piccola selezione, in ordine rigorosamente casuale.

Pragmatismo. Viene sempre brandito quando si tratta di giustificare l’opzione più contraddittoria, acrobatica e opportunista. Alleanza Ppd-Plr: pragmatismo. Governo Pd-Cinquestelle: pragmatismo. Smettere di bere trangugiando cognac: pragmatismo.

Moderiamo i toni. Lo dice quello che urla di più. La versione televisiva è ‘Io non l’ho interrotta, adesso mi faccia parlare’.

Lo dico da papà/da mamma. Quando il pannolino sdogana il manganello. Reductio ad absurdum: provate a mettere a letto i vostri figli intimando loro “te lo dico da ministro” (o da giornalista, da product manager, da polimeccanico).

Spopola sul web (o sui social). Introduce bufale e sciocchezze – da Soros ai gattini – riciclate con catatonica incoscienza. 

Turbocapitalismo. Usato spesso da chi confonde le mangiatoie consortili con il mercato. Che è come scambiare la Sora Lella con la Thatcher.

Statalismo (o assistenzialismo). Idem,  ma di segno opposto. Dalla “violenza dello stato esattore” a staccare la chemio ai poveracci è un niente.

I mercati. Ce lo chiedono i mercati. L’inquietudine dei mercati. Dittatura dei mercati. Come antidoto, pensare intensamente a un ortolano che urla “i carciofi booooni, le mi’ donneeeee!”.

Fuori dal coro. Piace alle voci bianche.

Governance. Come molti anglicismi, serve a fingere di avere la situazione sotto controllo. Parola preferita del comandante del Titanic.

Gretini. Un’aggiunta recente. Perché se investi le foche monache col Cayenne a carbonella “è un paese libero”, ma se ti preoccupi per l’ambiente sei un fanatico.

Politicamente scorretto. Si usa per far sembrare simpatici i nazisti (vedi anche: ‘buonismo’).

Buonismo. Durante una seduta spiritica, un Goebbels al terzo martini mi ha confessato di esserselo inventato lui. Era sinceramente dispiaciuto.

Si vergogni. Il motto degli svergognati.

Pensiero unico. Sempre quello degli altri (‘Pensiero unico liberista’, ‘pensiero unico sinistrato’). Gioco simpatico per tutta la famiglia: contare i pensieri unici.

Onestà. Voce del verbo ‘buttar via la chiave’.

Meritocrazia. Finisce sempre in bocca a raccomandati, raffazzonati e figli d’un papi-con-la-fabbrichetta. Chissà cos’abbiamo fatto di male per meritarcela.

Popolo sovrano (anche: è il popolo che ce lo chiede). Usato dal boia quando si finge statista. Buono anche per addossare le proprie responsabilità alla prima sciura Pina che passa.

Patria. “Il patriottismo è l’ultimo rifugio delle canaglie” (Samuel Johnson, ma io in realtà so a stento chi sia e l’ho imparata da Stanley Kubrick: una screziatura di cialtroneria non mi manca).

Questo lo dice lei. Si oppone ai ‘cosiddetti esperti’ su temi dei quali non si sa nulla (vedi anche: ‘Università della vita’).

Università della vita. Dove si studia quello che altrove ‘noncelodicono’.

Teatrino della politica. Detto sempre dalla prima marionetta (vedi anche: ‘Fuori dal coro’).

Invasione. Di moda fra presidenti americani, leghisti locali e cecchini bianchi di analoga estrazione. Ma è una coincidenza.

Con lo smartphone. Attributo del migrante. Attraversi il mare su un barchino, sia mai che tu voglia restare in contatto con la famiglia. Al massimo ti è concesso un vecchio Nokia 3310 (vedi anche: ‘Migranti economici’).

Col Rolex. Designa gli amici di ‘quelli con lo smartphone’. Anche se hanno solo l’orologino di plastica e una Panda dell’87 (sicuramente carica di clandestini).

Migranti economici. Nel senso che parlarne male costa una sciocchezza. Detti anche ‘finti rifugiati’.

Perché non te li prendi a casa tua? Sto ancora pagando le rate del Rolex, datemi il tempo.

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