(Keystone)
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24.07.2019 - 19:330
Aggiornamento : 22:57

Fool Britannia: la Brexit buffonesca di Boris Johnson

Il nuovo premier è un soggetto spericolato e imprevedibile. Sarà difficile che riesca a gestire l'uscita dall'Ue senza troppi danni

Nella drammaturgia shakespeariana, quando la trama inizia a incartarsi compare il ‘fool’ – il folle, il buffone di corte – che col suo parlare provocatorio riconduce il sovrano di turno a più miti consigli. Di solito però, se non ricordo male, il folle non diventa re. Almeno finora.

Strangolato nelle spire di una Brexit che non sa risolvere né decidere, il partito conservatore britannico ha incoronato premier Alexander Boris de Pfeffel Johnson, il fool per eccellenza: quello che quando stava al ‘Times’ si fece licenziare perché si inventava i virgolettati, da sindaco di Londra paragonava i matrimoni omosessuali a quelli fra uomini e cani, e nel corso della sua spettinata esistenza ha definito “cannibali” gli abitanti della Papua Nuova Guinea e “cassette delle lettere” le donne che indossano il velo. Adesso, a tre mesi dalla Brexit, starà a lui capire come uscire.

Visto da fuori – anche senza tentare improbabili psicanalisi a distanza – Johnson ha i tratti dell’eccentrico da scuola d’élite, brillante forse, ma ancora innamorato di un certo vandalismo da confraternita di figli di papà. Non si può dire che gli manchi la fiducia in se stesso: la sua recente biografia di Churchill finisce per trasformare Sir Winston nel suo alter ego, che combatteva l’appeasement con Berlino come ora farebbe lui con Bruxelles. Ecco dunque che a gestire la Brexit, da qui al 31 ottobre, Londra si ritrova un Trump ‘studiato’, che cavalca con aggressivo opportunismo un’idea nostalgica di eccezionalismo britannico.

A questo punto potrebbe succedere di tutto. Johnson potrebbe utilizzare la sua retorica da piazzista per rivendersi come nuovo l’accordo di Theresa May. Difficile, invece, che l’Ue accetti nuovi negoziati: Johnson è fra coloro che hanno fatto di tutto per ridurre la trattativa a un braccio di ferro; la Brexit è una delle poche occasioni che ha la Commissione per mostrarsi forte e unita; e l’impressione è che il cavillare dei Brexiteer continuerebbe sempre e comunque, quali che fossero i termini di un nuovo confronto. Sul fronte interno, si può prevedere che Johnson e Nigel Farage continueranno in modo spericolato a sorpassarsi a destra. Né è da escludere una crisi che porti a elezioni anticipate oppure, chissà, a un secondo referendum.

Intanto è lecito osservare con una certa desolazione cosa sia diventata la Gran Bretagna in mano ai Tory. Perché sì, la ‘rule Britannia’ era già un feticcio ridicolo mezzo secolo fa, e la ‘cool Britannia’ di Tony Blair ha solo passato la biacca sulle cicatrici di un classismo persistente e a tratti brutale. Ora però siamo addirittura alla ‘fool Britannia’, impegnata a inciampare sui suoi stessi lacci come un clown. E dove il confronto politico è degenerato in discussioni prive di qualsiasi legame con la realtà. D’altronde “la verità è un cane che deve restar chiuso nel canile”, dice il Matto a Re Lear. “Dev’essere cacciato di casa con la frusta…”

 

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