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20.07.2019 - 06:300

Se così è, siamo in tempi grami!

La citazione della Bibbia nei grandi eventi internazionali e nella Storia

Ci suggeriva all’università, tra lo scientifico e l’apocalittico, un anziano professore di storia politica-economica: fate un grafico, indicatevi l’evoluzione della corsa all’oro, del commercio delle armi, del protezionismo commerciale, delle svalutazioni monetarie e anche il richiamo alla Bibbia; se le linee grafiche presentano una convergenza, state certi che siamo in tempi grami e si prospetta il peggio.

Le banche centrali hanno aumentato del 74 per cento l’acquisto d’oro in un anno, la percentuale più alta negli ultimi quattro decenni. Il commercio d’armi è in piena effervescenza: 1’790 miliardi di dollari in un anno, nuovo boom.  Il protezionismo commerciale, con aumenti di tariffe o impedimenti tecnico-politici, così come le svalutazioni monetarie giocate sui tassi di interesse, sono ridiventati metodo di difesa nazionale, non solo economica. La convergenza c’è e rivela tempo bellicoso. L’ultimo criterio, la Bibbia, è invece difficile da capire e valutare, sia perché non solo strano, ma estraneo in quel contesto, sia perché non quantificabile. Eppure, puntuale, appare in qualche modo anche la Bibbia. Diamone due esempi significativi.

È apparsa dapprima nella guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina. Guerra biblica, ha ironizzato un onorato quotidiano americano. Sembra però la rappresentazione di una farsa economica-politica. Per almeno due motivi: perché un testo su cui si giura tutto, che ti trovi sul comodino di ogni albergo americano, che regge il meglio e il peggio della Great America, per speculazione economica o profitto è stampato dagli editori statunitensi in Cina (HarperCollins Christian Publishing ammette che i tre quarti delle Bibbie sono prodotti nella più o meno odiata Repubblica popolare, che non teme l’inglese); perché se Bibbie e altri generi religiosi non indurranno Trump a mutare i suoi ricatti tariffari, o avranno prezzi troppo alti o si dovrà ridurre ancora la produzione nazionale rimasta. È un po’ una vergogna. Potrebbe patirne il “God bless America” con la mano sul cuore o l’America great again.

Michael Pompeo, segretario di Stato, noto persino a Bellinzona e ai suoi castelli, ha dichiarato alla Christian Broadcasting Network (riportato dal New York Times): “Nel mio ufficio ho una Bibbia aperta sulla scrivania, per pensare a Dio, alla sua parola, alla verità”. Il sillogismo sottaciuto è che Pompeo, gran manovratore politico e strategico mondiale, ha Dio dalla sua, non può essere che la bocca della verità, lo strumento umano del Dio della Bibbia.

Un grande teologo, Dietrich Bonhoeffer, protagonista della resistenza al nazismo, impiccato in un campo di concentramento, sosteneva che la nostra responsabilità di donne e uomini moderni è di vivere come se Dio non esistesse. Certamente per una ragione semplice: il ricorrere alla Bibbia usandola come giustificazione, facendola parlare in proprio nome, appropriandosi del Dio degli eserciti, quelli buoni (e quel Deus sabaoth che cantano ancora i cattolici nel Sanctus fa un po’ rabbrividire), come mostrare i sottoprodotti, crocifissi e rosario, per ingabolare gli sprovveduti come capita ancora, ha sempre portato disgrazie politiche e umane, benedizioni di carri armati e guerre. Aveva ragione anche qui l’anziano professore; l’aveva dimostrato con la vita il teologo lute­rano.

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