Commento
09.07.2019 - 06:300

La strana storia delle agende scolastiche che raddoppiano

L’ente pubblico deve intervenire in modo sussidiario nell’offrire una prestazione soltanto quando il privato non è in grado di offrirla!

Tutti la conoscono: è la tradizionale agenda scolastica, coloratissima, simpatica, utile, che si infila negli zainetti e viaggia da casa a scuola e viceversa. Forse qualcuno sarebbe pronto a scommettere che nell’era del ‘digitale imperat’ non sia più necessaria e che un bel mattino ci annuncino il suo repentino pensionamento. Eh, no, nossignori, non è così. Al contrario: udite, udite, dal prossimo mese di settembre in Ticino di agende ce ne saranno ben due. Simsalabim: una prodotta come finora dall’Istituto editoriale ticinese (da ormai 25 anni) e l’altra direttamente dal Cantone.

Viene così stravolto un principio (peraltro molto elvetico) secondo il quale l’ente pubblico interviene in modo sussidiario nell’offrire una prestazione soltanto quando nessun privato è in grado di offrirla, perché non gli conviene farlo. Storia strana e curiosa.

Ma come mai? Forse che l’agenda sin qui prodotta non andasse bene? Pare di no, perché, regolarmente, chi l’ha fabbricata per le scuole, lo ha fatto in stretta collaborazione col Cantone. Il cosa e come e dove inserire tutta una serie di informazioni utili per gli scolari è stato da sempre realizzato in una perfetta sintonia fra chi l’ha curata (l’Istituto editoriale ticinese) e il Cantone tramite i vari servizi. Ma allora cosa è successo? Il quid è il contratto di lunga durata, incompatibile con la nuova legge sugli appalti, che è stato sciolto. Ora, siccome si è deciso di sottoporre la stampa (e le altre prestazioni?) a concorso pubblico nel rispetto, appunto, della nuova legge sugli appalti pubblici, avremo quindi la bellezza di due agende.

Un unicum, o il preludio ad altri passi in ambiti analoghi? Esempio: forse che il Cantone si metterà a curare i testi per le scuole, intervenendo là dove già esiste un’offerta privata?
Intendiamoci: è giusto procedere a concorsi pubblici (senza strozzare i privati!), ma, lo ribadiamo, mettersi come Stato a fornire prestazioni già esistenti sul mercato, laddove il privato è già attivo da anni e anni per la soddisfazione di tutti, ci sembra poco logico e razionale.

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