Keystone
Commento
08.06.2019 - 06:200

La locomotiva Keller-Sutter e il 'regionale' Cassis

Cambiati i ritmi, ristabilite le priorità nella politica europea del Consiglio federale. Accordo quadro deviato su un binario secondario.

La frittata l’aveva fatta Ignazio Cassis. La scorsa estate, con la complicità dell’ex consigliere federale e collega di partito Johann Schneider-Ammann (Plr), l’ancora apprendista ministro degli Esteri aveva sbandierato, in modo avventato, la possibilità che – nell’ambito dei negoziati con l’Unione europea sull’accordo quadro istituzionale – le misure di accompagnamento alla libera circolazione delle persone venissero rimesse in discussione. Ps e sindacati andarono su tutte le furie. Uss e Travail.Suisse alzarono un muro. Che da allora ha retto. Il loro mantra: la protezione dei salari non si tocca; e, soprattutto, la Svizzera deve continuare a deciderne autonomamente, senza intromissioni da parte della Corte di giustizia dell’Ue. Piantato in asso da un alleato imprescindibile per riunire una maggioranza popolare attorno alla sua politica europea, il Consiglio federale – proprio nella fase cruciale delle trattative con Bruxelles – si è ritrovato con l’erba sotto i piedi tagliata. A quel punto non ha potuto far altro che prendere atto dei risultati dei negoziati (detto per inciso: pur sempre risultati, e tutt’altro che disprezzabili): evitando di prendere posizione sulla bozza di accordo, e inventandosi una consultazione sui generis – imbarazzante dal profilo istituzionale – dalla quale ancora non s’è capito cosa potesse aspettarsi, se non guadagnare tempo.

Poi è arrivata Karin Keller-Sutter. Al cospetto di un Cassis che morde(va) il freno, la neoministra di Giustizia e Polizia – già prima di essere eletta in governo – ha dettato altri ritmi, ristabilito le priorità: andiamoci piano con l’accordo quadro, prima liquidiamo l’iniziativa dell’Udc per abolire la libera circolazione. Detto fatto. Riallacciato il dialogo con i vertici sindacali – nel frattempo un pragmatico Pierre-Yves Maillard ha preso il posto del rigido Paul Rechsteiner alla testa dell’Uss – Keller-Sutter ha pigiato sull’acceleratore: ha presentato (assieme al socialista Alain Berset e ‘spodestando’ per l’occasione il ministro dell’Economia Udc Guy Parmelin...) una serie di misure a favore dei lavoratori ultracinquantenni. Tra queste, una rendita transitoria per chi ha perso il lavoro dopo i 60 anni d’età e ha esaurito il diritto alle indennità di disoccupazione. Una sorta di controprogetto indiretto all’iniziativa Udc, destinato ad alleviare i timori della popolazione di fronte a una libera circolazione che a detta di molti penalizza le persone più in là con gli anni sul mercato del lavoro. Ma, soprattutto, a ricompattare il tradizionale fronte pro-bilaterali (Plr, Ppd, Ps con sindacati e organizzazioni economiche) che l’iperattivismo del ministro degli Esteri euro-turbo stava sgretolando. E magari, a termine, a fare da preludio a un ammorbidimento dei sindacati, senza i quali l’impresa di guadagnare all’accordo quadro una maggioranza popolare è votata in partenza al fallimento.

Il treno guidato da Cassis (l’accordo quadro) trasformato in ‘regionale’ e deviato su un binario secondario; quello ad alta velocità con la locomotiva Keller-Sutter (la battaglia contro l’iniziativa Udc) indirizzato sul binario principale. Prossima fermata: forse già nel maggio del 2020, possibile data della votazione sull’iniziativa democentrista. Poi per l’accordo quadro si vedrà.

Intanto l’Ue sembra aver preso bene la richiesta di chiarimenti trasmessa ieri dal Consiglio federale. Non dovrebbero esserci cataclismi nelle relazioni tra Berna e Bruxelles. E semmai il piano B immaginato dal governo per far fronte alla possibile fine – dal 1° luglio – del riconoscimento dell’equivalenza borsistica, concesso a termine in dicembre, dovrebbe bastare per parare un primo eventuale colpo assestato dall’Ue a una riluttante (o semplicemente e giustamente prudente) Svizzera.

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