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Commento
06.06.2019 - 20:220
Aggiornamento : 21:45

Le nostre teste calde e le svastiche di fronte a casa di Lea Ferrari

Inchiesta e sanzioni, ma soprattutto formazione, recupero della memoria e confronto con la verità storica!

Capita – e ri-capita – che ogni tanto anche nella cronaca vicina riaffiorino tracce di simboli nazisti (o di altre funeste ideologie) che purtroppo, malgrado i milioni di morti e le persecuzioni, qualcuno continua a guardare con interesse e, peggio ancora, con ammirazione.

Succede fuori dal Ticino e succede anche dalle nostre parti.

L’ultima volta è accaduto qualche giorno fa nella bassa Valle di Blenio, dove è stata presa di mira la deputata comunista e municipale di Serravalle, Lea Ferrari, che si è vista sprayare svastiche e altri segni sulla strada comunale che porta al suo domicilio. Un chiaro gesto intimidatorio che ha fatto seguito ad altri atti, come quello di trovarsi tagliata una gomma dell’auto.

Atti di estrema inciviltà che, oltre a far riflettere e preoccupare e persino intimidire chi si mette a disposizione per la gestione della cosa pubblica, rilanciano le preoccupazioni che erano già state espresse negli anni passati per le attività – sarà un caso? – di gruppi di simpatizzanti neonazisti presenti in Riviera e nella zona di Biasca. Gruppi ai quali il nostro giornale aveva già dedicato dei servizi giornalistici.

Saranno stati loro?

O saranno state altre teste calde ad aver disegnato croci uncinate e affini? A determinarlo sarà naturalmente l’inchiesta della polizia e della magistratura.

Se, come molti sperano, gli autori verranno identificati e acciuffati – pensando anche alle immagini che proprio in questi giorni abbiamo visto alla tv sullo sbarco in Normandia di 75 anni fa (costato la vita a migliaia e migliaia di soldati provenienti anche da un altro continente per liberare la Francia e l’Europa dalla furia nazi-fascista) – che si obblighino tali teste calde (e vuote) ad informarsi.

Le sanzioni penali contano e ci vogliono, ma se cavalcate dall’ignoranza tronfia, spesso si trasformano in medaglie da appuntare sui petti. Quello che serve sono soprattutto la formazione, l’istruzione, il recupero della memoria e il confronto con la verità storica.

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