SC Kriens
1
Grasshopper
0
1. tempo
(1-0)
FEDERER R./ZVEREV A.
SHAPOVALOV D./SOCK J.
21:00
 
Ambrì
1
Ginevra
0
pausa
(1-0)
Berna
0
Bienne
1
2. tempo
(0-1 : 0-0)
Langnau
2
Zugo
1
pausa
(2-1)
Zurigo
1
Losanna
0
pausa
(1-0)
SC Kriens
CHALLENGE LEAGUE
1 - 0
1. tempo
1-0
Grasshopper
1-0
1-0 ABUBAKAR ASUMAH
8'
 
 
8' 1-0 ABUBAKAR ASUMAH
Venue: Ground Stadion Kleinfeld, Kriens.
Turf: Natural.
Capacity: 5,360 (540 seated).
Ultimo aggiornamento: 20.09.2019 20:33
FEDERER R./ZVEREV A.
0 - 0
21:00
SHAPOVALOV D./SOCK J.
LAVER CUP
LAVER CUP MEN DOUBLES
Team Europe - Team World 2-1.
Match 4.
Ultimo aggiornamento: 20.09.2019 20:33
Ambrì
LNA
1 - 0
pausa
1-0
Ginevra
1-0
1-0 ZWERGER
2'
 
 
2' 1-0 ZWERGER
Ultimo aggiornamento: 20.09.2019 20:33
Berna
LNA
0 - 1
2. tempo
0-1
0-0
Bienne
0-1
0-0
 
 
15'
0-1 KREIS
KREIS 0-1 15'
Ultimo aggiornamento: 20.09.2019 20:33
Langnau
LNA
2 - 1
pausa
2-1
Zugo
2-1
 
 
7'
0-1 SIMION
1-1
15'
 
 
2-1
17'
 
 
SIMION 0-1 7'
15' 1-1
17' 2-1
Ultimo aggiornamento: 20.09.2019 20:33
Zurigo
LNA
1 - 0
pausa
1-0
Losanna
1-0
1-0 WICK
10'
 
 
10' 1-0 WICK
Ultimo aggiornamento: 20.09.2019 20:33
Commento
28.05.2019 - 06:000
Aggiornamento : 09:09

Cominciò così, in Europa

Ci vuole una buona dose di ottimismo per sottintendere soddisfazione osservando che i nazionalisti sono sì cresciuti, ma “non hanno sfondato”

Ci vuole una buona dose di ottimismo per sottintendere soddisfazione osservando che i nazionalisti sono sì cresciuti nelle elezioni europee, ma “non hanno sfondato”. Sarà che tre generazioni scarse sono bastate a far dimenticare che un’Europa allora in macerie si ripromise di non dare più credito e spazio politico ai programmi e agli slogan rinverdendo i quali, oggi, l’estrema destra si è presa una buona fetta del suo parlamento. La democrazia è anche questo: il solo sistema politico che alberga in sé i propri nemici, garantendo per loro.

E se pure non si può pretendere che tutti gli elettori ne siano avveduti (quasi mai si ha coscienza del posto che si prenderà nella storia) è inevitabile, scrivendone, evocare gli anni successivi alla prima guerra mondiale per trovare una situazione politica analogamente caotica e preda di demagoghi spregiudicati.

È vero: in alcuni Paesi l’estrema destra è persino rimasta al di sotto delle previsioni; ma basterebbero i casi francese e italiano per sconsigliare sollievo, mentre il plebiscito ottenuto da Orbán in Ungheria conferma che quando si fa regime questa destra è in grado di azzerare, o quasi, voci e forze alternative.

Il fatto è che proprio queste forze violentemente nazionaliste, xenofobe e intolleranti, reclamano per sé stesse il ruolo di alternativa a una politica europea (se non alla stessa idea di Unione) e sono riuscite ad accreditarsi come tali presso milioni di votanti. Di fronte a loro avevano in effetti solo debolissimi portanome (con Angela Merkel ormai disinteressata) delle cosiddette “grandi famiglie politiche”, la democristiana e la socialdemocratica, che nel bene e nel male hanno retto l’Europa dal dopoguerra garantendo welfare e livelli di crescita mai conosciuti prima.

E se questi ultimi elementi favorirono la coesione e la condivisione di un progetto comune, dalla loro rimessa in discussione – a causa della crisi economica ma soprattutto del prevalere di un indirizzo politico preciso – è disceso il rifiuto delle forze che lo avevano proposto e sostenuto. Senza trascurare, avvertono gli analisti più attenti, che un elemento formidabile di coesione è stato per decenni il cosiddetto “pericolo rosso”, caduto il quale l’orizzonte comune si è rivelato essere solo una paura condivisa, lasciando campo libero al ‘prima i nostri’. Il paradosso è casomai che se c’è una sirena dalla quale volentieri si fanno irretire le nuove destre estreme è proprio quella che si reclama erede della grandezza storica della Russia.

Tutto questo non spiega ancora come figure quali Salvini, Le Pen, Farage e i loro sodali abbiano potuto risultare credibili. Sommariamente si potrebbe dire che maggiore non fu lo spessore dei due che negli anni Trenta si presero l’Europa e la mandarono all’inferno.

Catastrofismo? Ossessione a-storica? Chi lo obietta ricordi che ‘allora’, lo sgretolarsi di un sistema, sullo sfondo di una crisi economica e sociale profondissima, pose le condizioni per l’affermarsi di movimenti e di mezzi falliti fino a elevarli a padroni del tempo, loro e di un continente intero. Questa volta non andrà così, ma così era cominciata. Meglio saperlo.

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