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18.05.2019 - 06:00
di Matteo Caratti

E se imparassimo noi qualcosa dalle api?

Lunedì è la giornata mondale delle api, quanti spunti di riflessione per noi uomini Sapiens... non sempre troppo!

Lunedì sarà la giornata mondiale delle api. Un insetto che attira la simpatia e la curiosità di molti, tanto che, da qualche anno, è diventato di moda parlare e occuparsi di loro. I corsi per adulti promossi dal Cantone vede iscritto un numero crescente di aspiranti apicoltori, come pure i corsi per avanzati organizzati al Centro del verde di Mezzana, ove si è da poco aperto il cantiere per costruire il nuovo apiario didattico. Così, un’attività che veniva un tempo svolta a titolo accessorio dai paesani, mentre si occupavano di campi, vacche e capre, sta diventando un passatempo per persone che trascorrono parecchie ore incollate ad una scrivania.

Cosa ci può dunque insegnare un’ape? Per esempio, che esistono le stagioni. Sarà una banalità scriverlo, ma sopra il nostro capo abbiamo tutti un tetto e in casa un riscaldamento. Per questo, nemmeno ci accorgiamo che, mese dopo mese, è tutto un fiorire di tante diverse specie vegetali. Si comincia dal mese di gennaio col nocciolo, poi via via fino alle maggiori fioriture che interessano anche le api e, di riflesso, gli apicoltori. Proprio ora, tra un acquazzone e l’altro di maggio (un classico), sta fiorendo la robinia e presto, a inizio giugno, seguirà il castagno. Mentre ci troviamo ormai alle spalle il dente di leone e i ciliegi in fiore del mese di aprile.

E poi cosa ci insegnano ancora? Che se si svolge un’attività legata ai ritmi della natura, il ritmo lo detta lei, non noi abituati ad ottenere questo o quello semplicemente cliccando sulla tastiera di un computer. Così, se l’apicoltore programma di fare i lavori in apiario il sabato (perché è a casa libero), ma quel giorno piove, deve rinviare. Ma certi interventi non possono essere rinviati più di tanto. Perché poi le api hanno fame (visto che a fine stagione abbiamo tolto loro parte delle scorte di miele) o perché poi le api sciamano, visto che anche loro si riproducono o si ammalano e via dicendo. Sono quindi i simpatici animaletti, con il loro programma, la natura, con le sue fioriture, il sole, l’acqua e il vento che dettano i ritmi, non il nostro calendario personale su agende e cellulari. Tanto che alla fine della stagione, che cade col terminare delle fioriture e la smielatura ai primi di agosto, l’apicoltore non può andare tranquillamente in vacanza. In apiario ci sono i trattamenti da fare contro alcune malattie.

Altro insegnamento? Le api in città, a volte, stanno meglio di quelle di campagna se nei dintorni ci sono colture intensive o vigneti che fanno un uso particolare di pesticidi. Prodotti utilizzati per uccidere gli insetti e quindi anche le povere api. Inoltre certe sostanze, se usate in modo indiscriminato, le si ritrova persino nel miele! Ma anche sulle nostre tavole negli altri prodotti della terra. Quindi meglio non drogare/avvelenare la terra, pretendendo troppo, perché poi le porcherie che disseminiamo (comprese le plastiche) ci tornano tutte indietro: nel terreno, nei laghi e, come detto, nei relativi prodotti. Altro insegnamento infine? La mobilità, sempre più intensa, che abbiamo incide anche sul proliferare di parecchie malattie e sull’avvento o la scomparsa di nuove specie e piante invasive. Il territorio naturale nel quale siamo immersi, già stravolto dai folli ritmi dell’edilizia, è in continua trasformazione. E chi lavora a contatto con la natura se ne sta particolarmente accorgendo.
Insomma, la giornata di lunedì serve a riflettere su più fronti. Anche sulla specie di cui facciamo parte. Sapiens… non sempre troppo.

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