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19.04.2019 - 06:300

Il vecchio e la bambina: il clima preoccupa? Moda passeggera!

Effettivamente cambiare costa fatica per l'economia e per noi, più semplice allora inquinare

Christoph Blocher ha detto la sua sul clima. «Il tema, vedrete, sarà transitorio». Per lui la preoccupazione scoppiata col fenomeno Thunberg è di quelle passeggere. Una moda, nient’altro. E fra un po’ – sostiene – non ne sentiremo più parlare. Può darsi che abbia ragione. Altre volte un tema (anche il clima, ricordate il bostrico che attaccava il bosco?) è prepotentemente entrato e poi uscito dall’agenda politica. In questo caso gli appelli di Greta hanno fatto per un attimo dimenticare gli argomenti di battaglia classici dell’Udc (stranieri, Ue, migranti, prima i nostri) proprio quando si votava in diversi cantoni. Così l’elettorato dopo anni e anni della stessa minestra blocheriana ri-riscaldata si è trovato stimolato (anche perché di mezzo c’è una ragazzina) a pensare ad altro, all’effetto serra e dintorni. L’ecologia ha finito per rosicchiare – mentre ci si recava alle urne – un po’ di voti all’immigrazione di massa.

Passerà (per dirla con Blocher) sta ‘fissa’ per l’ecologia? Il pendolo tornerà a spostarsi a tutta destra? Nessuno può dirlo, per ora. I liberali a livello svizzero si sono accorti che sul piatto c‘è un nuovo tema emergente. Responsabilmente (o furbescamente) hanno interpellato la base con un sondaggio in vista delle federali. Volete che ci tingiamo un po’ di verde? Con quali soluzioni per quali emergenze? Mossa intelligente, benché tardiva, per non trovarsi spiazzati nel pieno dell’estate mentre si elabora la campagna per le federali. Meglio essere previdenti quando il vento cambia. Blocher, invece no. Per lui, che finanzia da sempre le campagne Udc, che (fra l’altro) raggruppa molti contadini che dovrebbero avere a cuore la qualità dell’ambiente in cui fiorisce l’agricoltura, la preoccupazione ambientale – come detto – è una moda. Una moda che imporrà nuovi balzelli. Che si guardi invece – vi immaginavate forse ricette diverse? – all’immigrazione: troppe bocche da sfamare, che consumano, fanno salire la mole di rifiuti, occupano i nostri spazi sempre più esigui. Noi svizzeri – citiamo dal verbo Udc – siamo i campioni del mondo nell’accoglienza di stranieri e richiedenti asilo. Non ci siamo solo noi. Gli altri facciano pure loro la loro parte! Affermazioni queste che il partito di Albert Rösti & Co sfodera e risfodera. Ma che – purtroppo per l’Udc – in questo momento non fanno presa. Probabilmente perché, dei disastri arrecati da noi tutti all’ambiente, ce ne stiamo accorgendo anche solo guardando fuori dalla finestra: stagioni sballate, caldo troppo caldo, freddo troppo freddo, laghi inquinati da microplastiche, fiumi avvelenati da pesticidi… Residui e veleni pronti a tornarci sul piatto attraverso la catena alimentare.

Blocher e quelli (ricchi) come lui possono continuare a credere che la presa di coscienza sia trendy e a sperare che, prima o poi, passerà, potendo così tornare a dare buona parte delle colpe all’immigrazione. Tanto loro potranno permettersi, se del caso, di vivere in luoghi quasi incontaminati. E perché mai la moda ambientalista ha malauguratamente buone possibilità di tramontare, proprio come sostiene il vecchio padre dell’Udc? Perché cambiare costa fatica: per l’economia, ma anche per noi. Vi ricordate il nostro servizio sulle quattro mamme che hanno fatto la spesa in un grande magazzino del Bellinzonese? Ricordate quanta plastica hanno dovuto portare a casa? Plastica pagata e da buttare nei rifiuti! O, altro esempio: chi di noi è disposto a non più prendere il primo aereo e farsi un fine settimana a Londra per quattro soldi? Se certe offerte sono stra-convenienti è perché i costi continuiamo a scaricarli sull’ambiente. Ecco perché cambiare (e pensare alle generazioni future) è così difficile! Non per niente siamo usciti dall’atomo soltanto dopo Fukushima.

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