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20.03.2019 - 06:300

Telefonia: noi svizzeri e i grandi fratelli Usa e Cina

Perché far innervosire Trump? Beh, ora c’è l’accordo col gigante cinese!

A Washington non piace che Sunrise utilizzi tecnologia Huawei per la sua rete 5G. Invece, nulla da dire per Trump che Swisscom abbia scelto la svedese Ericsson e Salt la finlandese Nokia. Anche se Swisscom, in vero, si affida pure lei ad alcune componenti del gruppo cinese per la rete fissa. Il monito giunto dagli Usa a Berna è stato indirizzato anche ad altri Paesi, con tanto di minaccia di conseguenti effetti in ambiti sensibili: collaborazione sul fronte dei servizi segreti e – per quanto concerne la Germania della Merkel – persino della Nato.

Reazione sorprendente da parte dello Zio Sam? No, visto che, se si fa parte di una squadra (o alleanza) che ha una superpotenza protettrice o di un gruppo di Paesi ‘amici’ protetti (per quanto possa valere fra Stati la definizione di amico), è chiaro che ogni cambiamento, anche nei rapporti economico-strategici, può produrre conseguenze politiche importanti.

Ma è un altro l’aspetto che dovrebbe in ogni caso preoccupare. È quello del controllo di un bene sempre più prezioso, cioè quello delle nostre comunicazioni. A dare, o a permettere, ad uno Stato di occupare posizioni di privilegio rispetto ad altri, è l’essere in grado di monitorare con l’informatica quanto viene trasmesso sulla rete. Sono dunque le informazioni, da quelle fra privati a quelle più riservate fra aziende e Stati, che interessano. A maggior ragione se gli attori sulla scena sono le superpotenze mondiali che desiderano restare tali. Ricordiamo tutti quando gli Usa di Obama spiavano direttamente la cancelliera tedesca sul suo telefonino. O lo scandalo delle ambasciate Usa (anche in Svizzera), utilizzate per piazzare sofisticati strumenti di rilevamento dati dalle varie reti. Come leggere dunque la stizza di Washington nei confronti di Pechino? Come quella di una superpotenza che sa benissimo di cosa sta parlando e che, esternando/ammonendo, si sta di fatto tradendo. Ma tradendosi e di fatto ammettendo che il controllo delle reti è per loro di vitale importanza, fa apparire ancor più stonata l’uscita del Dipartimento federale degli esteri. Al monito Usa, Berna, con una dichiarazione sorprendente, ha risposto di non avere giuridicamente alcuna possibilità di influenzare l’acquisto di componenti di rete da un fornitore straniero e che – udite udite – ‘in Svizzera la protezione e la sicurezza dell’infrastruttura sono di competenza dell’operatore interessato’. Della serie, Sunrise (ditta privata) pensaci tu! Ma non è questo un aspetto strategico di primaria importanza per uno Stato che si vuole indipendente anche da spionaggio e cyberattacchi? O c’entra forse qualcosa l’accordo stipulato dal nostro Paese, nel cuore dell’Europa, col gigante cinese?

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