Commento
02.02.2019 - 06:040

Funzionario condannato per coazione sessuale, tremend imbarazz!

Il giudice si è scusato a nome dello Stato. Ora la politica faccia la sua parte!

Imbarazz, tremend imbarazz! Non appena spentisi i riflettori nell’aula penale, dove si è celebrato il processo a carico del funzionario cantonale condannato per coazione sessuale, si è avviato un importante dibattito sul ruolo dello Stato e dei funzionari responsabili nel denunciare alla magistratura possibili reati penali di cui vengono a conoscenza nell’esercizio della loro funzione. Hanno fatto bene i deputati per ora – inspiegabilmente! – solo di Mps, Ppd e Verdi a sollevare autonomamente per iscritto la questione. Chi sapeva almeno qualcosina all’interno del Dipartimento sanità e socialità cosa ha fatto?

Ha informato a sua volta i superiori? E, se non l’ha fatto, perché mai anni fa ha deciso di chiudere un occhio, anzi due, dopo un primo (sommario?) colloquio? Interrogativi da chiarire. Constatiamo poi che nel Ps l’imbarazzo per questa squallida vicenda è piuttosto evidente, considerato, da un lato, il medesimo colore politico del funzionario condannato e, dall’altro, la più marcata sensibilità che da sempre la sinistra manifesta per la difesa dei diritti femminili e la lotta contro la violenza sulle donne e gli abusi. Le indignate dichiarazioni del presidente socialista sul vergognoso caso penale (che trovate oggi a pagina 3) sono giuste, ma abbiamo dovuto sollecitarle. Non sarebbe stato meglio farsi sentire tempestivamente col coro per chiedere che tutta la luce sia fatta sui silenzi di allora? Ci auguriamo che, passato l’imbarazzo per i fatti finiti in giudizio (ciascuno in ogni caso risponde personalmente per i reati commessi), tutti assieme si pretenda di procedere senza indugi coi chiarimenti in seno all’amministrazione anche ad anni di distanza. Certi discorsi e certi valori hanno senso sempre: indipendentemente dall’appartenenza partitica di chi ha pesantemente sgarrato. Tergiversare significa offrire il fianco alla polemica. In vista di aprile poi… In ogni caso, signori: la questione è di fondo. Qualcuno che sapeva cosa avveniva, poteva agire altrimenti? Il giudice, inchiodato dalla prescrizione o dal lungo tempo trascorso, si è scusato in aula a nome dello Stato e ha fatto bene. Ora tocca ad altri fare la propria parte.

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