Commento
31.01.2019 - 06:040

Scuole private, diplomifici e affini: diana!

In Ticino esiste un florido mercato per gli 'esclusi' con offerte formative 'particolari'!

Una parte del sistema scolastico privato – non quello che vanta solide tradizioni sul nostro territorio ovviamente – è nuovamente finita nell’occhio del ciclone. Nuovamente, perché le cronache hanno già riportato lo scorso anno vicende di persone in cerca di una formazione attratte da sedicenti istituti scolastici universitari impiantatisi proprio in Ticino. Scuole facenti parte della nebulosa degli istituti privati che promettono (facili) formazioni, ma che poi, a conti fatti e ‘diploma’ rilasciato, non valgono neppure la carta sulla quale il titolo è scritto. Perché, ad esempio, al momento di chiedere il riconoscimento del certificato allo Stato, i neodiplomati si sentono dire che quella formazione non è riconosciuta. Non sono mancati neppure i casi più gravi finiti a processo – con alla sbarra sempre sedicenti istituti universitari, spesso presenti nella fascia di confine – che hanno visto i loro amministratori finire nell’aula penale per aver di fatto truffato gli studenti. Studenti (e famiglie) attratti come allocchi dai patinati flyer di presentazione che fanno esplicito riferimento alla scuola definita come ‘Università svizzera’, con l’utilizzo illecito del termine di ‘Università’ e la presentazione di discutibili accordi con atenei esteri.

Ma cosa spinge uno studente, e soprattutto la sua famiglia, a bussare a queste porte, mentre vi sono scuole ben più sicure e collaudate? Beh, il ‘semplice’ fatto che ci sono giovani che, sostenuti dalle loro famiglie, vorrebbero avere una formazione superiore. A tutti i costi. Così non pochi furbetti hanno messo in piedi scuole di ogni genere per consentire a queste persone di mettere finalmente in tasca una maturità o una laurea. La prima serve a poter ambire alla seconda e quest’ultima a un posto di lavoro qualificato. Ma a volte capita che ad essere più furbi di tutti sono gli istituti di formazione, perché finiscono per non formare a nulla e nella peggiore delle ipotesi per truffare studenti e famiglie che si ritrovano con il classico pugno di mosche in mano. Le vicende di ieri e di oggi con la sospensione delle lezioni degli allievi che stanno preparandosi alla maturità al Fogazzaro – mentre la nostra Procura sta indagando contro ignoti per falsità in documenti e in certificati – fanno sorgere qualche interrogativo sul ruolo del Cantone. Come è possibile che, praticamente dalla sera alla mattina, il Decs intervenga con tanta decisione e tanta solerzia contro una scuola a seguito dell’inchiesta giornalistica di ‘Falò’ sul caso Fogazzaro/Papi? O meglio: se i fatti denunciati sono veri, ben venga che sia intervenuto. Ma, che qualcosa proprio sull’asse Fogazzaro (Breganzona) - Papi (Pomigliano d’Arco/Napoli) puzzasse di zolfo e facesse sorgere più di un dubbio, era già stato denunciato pubblicamente da articoli di ‘Tio’ (di fine giugno), poi ripresi in un’interpellanza di fine agosto del deputato Udc Tiziano Galeazzi. Chi, nella pubblica amministrazione, doveva muoversi ha dunque dormito?

Ora i vertici del Decs si son mossi e desiderano poi anche modificare la legge per imporre gli esami su suolo elvetico, così da poter pure controllare e intervenire in caso di abusi. Un cambiamento che, già a suo tempo, era stata la via intrapresa per combattere il fenomeno delle sedicenti università che spuntavano come funghi (il perché lo abbiamo capito poi seguendo le cronache dei processi). L’ultimo scandalo al sole ci fa dire che è decisamente arrivato il momento di analizzare/radiografare tutto il settore.

È evidente che da noi esiste un florido (e troppo liberale) mercato per gli esclusi, con più di un’offerta privata ‘particolare’ destinata ad ogni livello di formazione. Onde per cui: diana e basta singole e tardive pezze!

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