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Ti-Press
Commento
28.01.2019 - 06:300

Nascere e morire da programmare

In Belgio aumenta chi chiede l'eutanasia anche per motivi psicologici. Un'uscita d'emergenza nella moderna sociatà iper-razionale

Dal 2002, il Belgio ha legalizzato l’eutanasia. Da allora aumentano le richieste di chi vuole morire così. Oggi siamo a 4mila l’anno, in media 10 persone al giorno che entrano in una camera per morire. Di anno in anno, le maglie si sono allargate ed i criteri di legge si sono ‘aggiustati’ fino a permettere la morte non solo a persone gravemente malate e senza scampo, ma anche a minori e a chi “soffre in modo insopportabile”. Ma il dolore, fisico o psichico, è molto soggettivo, e può venire potenziato proprio dalla malattia. Pensiamo ad una persona depressa, quante volte dice di voler morire? Poi succede qualcosa e la stessa persona torna a sorridere. Magari perché aiutata da un terapeuta, da una cura o da un elemento nuovo nel suo ambiente di vita. La nostra mente ha risorse talmente illimitate che può realizzare traiettorie insperate e riaccendere in una persona la voglia di vivere. E se si dovesse decidere per l’eutanasia nel momento più nero, prima di una svolta, che ancora non vediamo? Quando la depressione arriva ci fa vedere tutto nero. Quanto è lucida dunque una persona depressa, che decide l’eutanasia?

Riflessioni che si fanno in Belgio, proprio perché stanno aumentando molto le richieste di eutanasia da parte di malati psichiatrici, come ci spiega, a pagina 2, uno dei massimi esperti del ramo, Chris Gastmans, professore ordinario di etica sanitaria alla facoltà di medicina dell’Università Cattolica di Leuven, in Belgio.

Proprio per la delicatezza delle decisioni che i medici/periti belgi prendono regolarmente c’è una sorta di rete di protezione: è stata istituita una Commissione (per metà fatta di medici, che sono volontari) che a posteriori esamina tutti i casi di eutanasia. Il grosso problema è che non hanno sufficienti mezzi per fare il loro lavoro. Sono tutti professionisti impegnati, si trovano una volta al mese ed in una serata devono vagliare 200 casi. Di conseguenza, il controllo è molto lacunoso. Infatti in 16 anni è stato segnalato solo un caso problematico, ed era psichiatrico. Ma molti casi critici, sempre psichiatrici, sono finiti sui media, come ad esempio quello di un transessuale, che dopo aver cambiato sesso ha ottenuto l’eutanasia perché deluso. Se i controlli non funzionano, chi tutela la parte più vulnerabile della società?

Pur avendo il massimo rispetto per le decisioni di ciascuno, anche quella di non voler più soffrire, va anche considerato che la vulnerabilità delle persone può essere temporanea. Quando invece non lo è, come in gravi casi di depressione cronica, pensiamo che la sofferenza non sia molto diversa da quella di un malato terminale.

Ora la nuova frontiera, in una società dove si vive sempre più a lungo e si invecchia spesso in solitudine (quanti nonni restano in famiglia?) sono le malattie degenerative della terza età: l’eutanasia per chi soffre di demenza. In Olanda (ma non in Belgio) è già possibile. Studi attestano che le grandi paure nelle società occidentali sono tre: dipendere dagli altri, perdere la propria dignità (anche intellettuale), diventare un peso, anche economico, per famiglia e società. L’eutanasia potrebbe diventare l’uscita di emergenza. Come per la nascita, che avviene sempre più col cesareo, anche la morte diventa un appuntamento da pianificare, per evitare brutte sorprese. In una società iper-razionale dove tutto va programmato… non fa una grinza!

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