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23.01.2019 - 10:450

Lettera ai giovani sulla politica

I partiti, la democrazia la ricerca della verità e della felicità secondo lo storico Andrea Ghiringhelli

Mi chiedi, direttore, di parlare di politica ai giovani. Ho alle spalle parecchi anni, qualche ricerca sul tema, ma non ho qualifiche particolari. Concordo su una convinzione: se non ci interessiamo di politica, la politica, prima o poi, si interessa di noi. Dai sondaggi risulta che i giovani sono indifferenti alla politica, e c’è chi non nasconde un netto rifiuto. Molti sono persuasi che i partiti siano inutili e i politici tutti uguali, e alcuni hanno concluso che la democrazia non faccia gli interessi dei cittadini. C’è chi ritiene che sia meglio affidarsi a un capo che governa in nome della sovranità popolare:tanti decenni fa c’era chi la pensava così, ed è finita male. Non credete – e mi rivolgo ai giovani che mi ascoltano, probabilmente con scetticismo –, non credete a chi vi dice che la storia non si ripete: qualche volta il passato si ripropone nella sostanza, anche se le divise sono aggiornate. La questione: perché la politica dovrebbe interessarvi? Semplicemente perché non dovete lasciare che chi governa vi rubi il futuro: appartiene a voi, e tocca a voi darvi da fare. Disinteressarsi della politica significa essere invisibili, delegare ad altri le scelte che vi riguardano. Abbiamo avuto votazioni in cui un’esigua minoranza ha deciso per tutti, perché gli altri sono rimasti a casa: e non è una bella sensazione sapere che pochi hanno deciso per voi.

I pilastri della buona politica

A proposito, vi siete già chiesti quale sia il fine ultimo della politica? Senza scomodare Aristotele, il padre nobile della Politica, la risposta la trovate in tanti documenti che hanno fatto la storia. Ne cito pochi: la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino, del 1789, dove si ribadisce che il fine delle istituzioni politiche è “le bonheur de tous”; la Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948, che proclama che tutti gli esseri umani, proprio tutti, “nascono liberi ed eguali in dignità e diritti”; la risoluzione dell’Onu del 2012 che ricorda, a chi comincia a dimenticare, che scopo della politica è “felicità e benessere” per tutti. Sono questi i pilastri della Buona Politica, quella del benessere collettivo, senza distinzioni di colore, cultura, religione. Quella che non fa differenze fra Noi e Loro.

Ragionate sui fatti, non sui luoghi comuni

Intuisco le obiezioni. Una parte di voi, forse catturata dalla propaganda populista che ha una soluzione per tutto, sostiene che bisogna farla finita con quelli che ci tolgono il lavoro, con i migranti che creano disoccupazione e delinquono, e bisogna buttarli fuori perché ci rubano la nostra identità; e poi bisogna farla finita con i governanti che sono al potere per fare i loro interessi e non quelli del popolo sovrano. A voi dico semplicemente di dare un’occhiata alle statistiche: vi accorgerete che quella dell’invasione è una balla colossale per cercare consensi; che le diseguaglianze sono provocate da quelli (si chiamano neoliberisti) che ci hanno fatto credere che la ricchezza di pochi fa il bene di tutti perché scende verso il basso; se poi parlate di muri e frontiere a difesa della nostra identità, vi faccio osservare che un carattere fondante del Ticino fu la generosa accoglienza di migliaia di rifugiati: per difendere quel principio di grande solidarietà i nostri padri sono arrivati ai ferri corti con Berna; e se poi ritenete che i frontalieri ci tolgano il lavoro, vi ricordo che la prosperità del nostro paese è anche dovuta a loro. So di non avervi convinti, ma cominciate a verificare quanto vi ho detto, ragionate sui fatti ed evitate i luoghi comuni spacciati dagli imbonitori della politica e ne riparleremo. Poi ci siete voi, l’altra parte (fra di voi ci sono anche i militanti del volontariato), quelli che la politica la guardano delusi. Siete voi che mi dite: ottimi gli intenti, ma la politica che noi vediamo smentisce quanto tu sostieni a proposito della Buona Politica: esclude e discrimina, non persegue il benessere generale ma la felicità di pochi. E noi abbiamo l’impressione che il migrante senza tetto, la famiglia smembrata, il disoccupato, chi non riesce ad arrivare alla fine del mese, i dimenticati che si recano alla mensa dei poveri, più che di felicità hanno bisogno di un filo di speranza e un po’ di giustizia.

Diritti universali divenuti esclusivi

Sono osservazioni che ci inchiodano alla nostra ipocrisia, perché constatano l’aleatorietà di quanto dicevo sulla Buona Politica come ricerca del benessere comune e del rispetto della dignità di tutti. I muri, i respingimenti, le esibite discriminazioni fra Noi e Loro, gli ingannevoli mantra neoliberisti sono l’espressione della politica reale, quella che si fa: è il rovescio dei diritti civili, è la politica senza umanità che divide in due: da una parte Noi con i nostri diritti, dall’altra Loro, gli esclusi senza diritti. È la logica del primanostrismo: nato da una preoccupazione legittima (quella di dare la precedenza ai residenti), ha via via assunto colorazioni estreme, impregnate di razzismo e xenofobia. Dà per scontato che i diritti universali sono diventati diritti esclusivi, riservati a noi e non a quelli che vengono da fuori. Vi rendete conto che cosa significa tutto ciò? Significa che domani il principio discriminatorio potrà valere per tutti coloro che non la pensano come la maggioranza al potere, quindi io, tu, quel tal gruppo di persone. Voi mi dite che esagero? E allora pensate a quei capipopolo che inneggiano alla democrazia illiberale: in nome del popolo sovrano si sentono autorizzati a limitare le libertà e a violare tutti i diritti costituzionali.

Il dovere di farsi sentire

È necessario rifiutare questa brutta politica (che purtroppo affascina alcuni di voi, ne esalta rabbia e frustrazioni e offre nemici da combattere) perché umilia le persone e fa strame dei grandi principi di libertà, uguaglianza e solidarietà. Ma la risposta non può essere l’indifferenza: voi che vivrete “nel presente del futuro”, avete il dovere di farvi sentire ed esigere un cambiamento, di obiettivi, di mentalità, di uomini. Per farvi capire cosa intendo, vi segnalo un signore, grande intellettuale, che, ultranovantenne, indicò ai giovani la strada da seguire con due famosi libricini del 2010 e 2011, “Indignez-vous!” ed “Engagez-vous!”: raccomandò ai giovani di prendere posizione, di tenere viva la resistenza contro gli scandali e la politica senza umanità. Sui diritti – diceva Stéphane Hessel – non bisogna transigere ed è tempo che “etica, giustizia ed equilibrio duraturo diventino preoccupazioni prioritarie”.

Impariamo dal nostro passato

Un ultimo avvertimento egli diede: “Impariamo dal nostro passato!”. Alludeva a una delle cause della brutta politica di oggi: la perdita di Memoria. Fateci caso: alcuni partiti oggi promettono la Felicità uccidendo la ragione, promuovendo disvalori – come il razzismo, la xenofobia, la discriminazione – che ieri hanno spinto l’Europa nel baratro infame. La vittoria di questa politica è la sconfitta della nostra Memoria. Se state zitti, se vi appartate al cospetto della brutta politica, ne diventate complici. Quindi non vi potete permettere di fare da spettatori passivi, di fronte al dilagare del risentimento e del rancore. La mia generazione, quella in là negli anni, quella che tutto sommato qualcosa ha dato in bene nel passato (con le fiammate degli anni Sessanta in nome della libertà, dell’uguaglianza e della giustizia sociale), ha un compito: aiutarvi a non dimenticare. Voi ripetete che ce l’avete con i partiti perché non vi rappresentano. Avete buone ragioni per pensarlo, ma non per questo i partiti vanno soppressi: i partiti sono in un certo senso “la democrazia che si organizza” e non se ne può fare a meno. Ma concordo: vanno corretti. Si sa che la crisi di fiducia e di credibilità è assai pronunciata perché hanno dato l’impressione, tante volte confermata, di perseguire obiettivi che non sono quelli del bene di tutti, di essere occupati a spartirsi le risorse dello Stato, di coltivare interessi corporativi, e qualche volta i loro rappresentanti al potere non hanno fatto bella figura.

La democrazia liberale si regge sui partiti

L’inerzia, la scarsa credibilità di questi partiti hanno giovato ai populismi di ogni genere. Ciò non toglie che una democrazia liberale non può funzionare senza partiti. Come ci regoleremmo? Con i social? Con la televisione? E chi sceglieremmo? Quello che è più bravo a parlare? Lo abbiamo già fatto, e i risulta- ti non sono stati esaltanti. Lo vedete anche voi il rischio di scelte sulla base di simili criteri. Ripeto, non si tratta di allontanarsi dalla politica: l’assenteismo, l’indifferenza più che un rimedio sono una mela avvelenata. Così facendo agevoliamo i mediocri, quelli della “politique politicienne”, di coloro che la politica la concepiscono non come servizio ma come tornaconto personale. Quindi indignatevi ma poi impegnatevi per ridare alla politica il suo ruolo più nobile: alzate la voce, protestate e prendete posizione, e fate tesoro delle parole di un giovane ventiseienne, Antonio Gramsci: “Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. Perciò odio gli indifferenti” scrisse nel 1917. E magari date ascolto a un vecchio politico, Luigi Sturzo, un sacerdote antifascista e fondatore del Partito popolare italiano. Parole semplici, quasi scontate, quelle pronunciate nel 1948, ma che, in contrasto con la brutta politica dei tempi nostri, ci appaiono rivoluzionarie: “C’è chi pensa che la politica sia un’arte che si apprende senza preparazione, si esercita senza competenza, si attua con furberia. (…) La mia esperienza lunga e penosa mi fa invece concepire la politica come satura di eticità, ispirata all’amore per il prossimo, resa nobile dalla finalità del bene comune”.

Greta: indignazione e impegno

Leggete e rileggete queste poche righe e poi datevi da fare. Ma non pretendete il governo perfetto e la società perfetta – è un sogno pericoloso –: basterà ridare armonia alla libertà corrotta dal neoliberismo senza limiti che ha generato sofferenza e povertà, e ripristinare un po’ di eguaglianza e di solidarietà. E poi, ovviamente, affrontate i tanti interrogativi sulla convivenza tra popoli e sulla sopravvivenza del pianeta che non sembrano essere la preoccupazione prioritaria di coloro che governano il presente. Greta Thunberg, una sedicenne svedese, l’ha fatto, è salita sul palco delle Nazioni Unite e l’ha gridato forte ai potenti di questo mondo: “State rubando il futuro ai nostri figli”. Ha indicato la strada: indignazione e impegno.

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