Commento
04.01.2019 - 06:300

Perché la Luna fa ancora gola...

A noi, col naso all’insù, viene voglia di urlare che quella Luna non è di nessuno. O meglio: è di tutti.

Fra i due litiganti (le superpotenze per antonomasia, cioè Stati Uniti e Russia) c’è ormai un terzo che gode e si fa largo, la Cina. E lo fa anche posando la sua sonda sulla parte nascosta della Luna, che finora era stata calcata nella sua parte visibile soltanto da un altro fra i due (sé credenti) padroni del mondo, gli Usa, nel lontano 1969. Per carità, non che finora non ci fossimo accorti della forza e dell’invasività della Cina e dei crescenti attriti fra giganti in un mondo non più bipolare. Basti anche solo pensare alla recente cagnara prodotta da Trump con l’imposizione di tasse ai beni cinesi in entrata.

Beni che a prezzi stracciatissimi ormai da tempo finiscono nelle nostre case, facendo fare salti mortali (che a volte diventano veramente mortali) a chi qui produce a costi evidentemente più alti nel rispetto di altre regole sociali e ambientali.

Grazie all’allunaggio del 3 di gennaio, anche se altre agenzie spaziali stanno facendo passi più lunghi, il regime di Pechino nella partita ha segnato una rete spettacolare, cioè di grande impatto nel villaggio globale. Internamente sfrutterà la missione per dimostrare ai suoi cittadini quanto è capace di fare il partito unico che la governa. La Luna permetterà così di far crescere in loro la convinzione di vivere in uno Stato forte e ben organizzato, una nuova superpotenza che vale la pena (anzi conviene) riconoscere e accettare pur trattandosi di un sistema tutt’altro che democratico. Del resto non è che la Russia (di Putin) e gli Usa (del suo amico Donald) siano esempi da manuale. Quale sogno migliore per un regime che ha bisogno di garantirsi credibilità e fedeltà, se non proprio questo mirabolante atterraggio? Come ogni primattore geopolitico, la Cina di Xi Jinping sa che deve assicurarsi la sopravvivenza e il futuro in vari ambiti, che vanno dalla ricerca delle materie prime (che provengano sfruttando oggi l’Africa o un domani la Luna/spazio, fa lo stesso) all’approvviggionamento energetico; allo sviluppo e al controllo autonomo delle telecomunicazioni (per allunare lassù sul lato nascosto è stato necessario creare un ponte con un satellite), per non parlare dell’eterna questione – pure essa vitale – del controllo della (propria) sicurezza interna ed esterna. Lo sa e si dà da fare.

E per chi come noi sta a guardare i giganti ridefinire i loro ruoli sbirciando dal proprio piccolo orticello, cosa accadrà? Potrebbe essere più facile muoversi, o il tutto si complicherà? Difficile dirlo, nemmeno gli esperti osano predizioni certe: resta il fatto che, mentre Usa, Russia e Cina fanno passi da gigante, l’Unione europea rischia (pericolosamente) di disgregarsi e fra i tre signori del mondo c’è chi – un tempo alleato – le sta purtroppo dando una bella mano.

Comunque sia, da oggi, ogni volta che alzeremo lo sguardo al cielo e scorgeremo la Luna, ci verrà in mente che lassù ora sono ‘sbarcati’ anche i cinesi con il loro ragno meccanico. Con l’idea di aprire fra le stelle nuove vie della seta.

A noi, col naso all’insù, viene comunque tanta voglia di urlare che quella Luna non è di nessuno. O meglio è di tutti. Ma la storia insegna che i piantabandiera, in cielo e anche in terra, non l’hanno mai pensata così.

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