Alberti Nessi (©Ti-Press)
L'ospite
31.12.2018 - 06:040

Buon anno

All’edicola oltrefrontiera trovo uno che mi chiede: – Ma qui non vendono il Corriere dello Sport?

All’edicola oltrefrontiera trovo uno che mi chiede: – Ma qui non vendono il ‘Corriere dello Sport’? Lo guardo smarrito perché non conosco questa pubblicazione. Mi vede con un quotidiano in mano e fa: – No, quello no! Io leggo solo il ‘Corriere dello Sport’. – Ah… – commento. E penso: dev’essere un salviniano.

Facciamo un po’ di strada insieme, scambiando qualche parola. Passiamo la frontiera dove, qualche tempo fa, mi è capitato di sentire una guardia di confine, provvista di un notevole sense of humour, dare del “Biancaneve” a un ragazzo nero di passaggio; e, conversando, vengo a sapere che l’uomo incontrato all’edicola è bergamasco e vive vicino a Zurigo: dunque, probabilmente, un leghista d’esportazione. Gli segnalo che, se vuole, in mancanza del ‘Corriere dello Sport’ può sempre scegliere fra almeno una quindicina di pubblicazioni specialistiche intorno al tema donne e motori. Ma non reagisce, forse non ama le donne.

Scappo di corsa perché devo spedire. E chi ti incontro? Uno che mi ha visto alla televisione ieri sera. Rimango stupito, perché invece io non mi sono visto. Mi saluta con grande slancio e mi augura buon anno. – Buon anno! – contraccambio.
Al supermercato, deserto come tutta la piccola città di frontiera stasera, mi serve una ragazza somala che con occhi così belli io non ne ho mai viste: sarà che viaggio poco, ma questa commessa che mi tippa la crema da barba Palmolive è bellissima e gentile: dovrebbe piacere anche alla donna matura che fa bella mostra di sé nell’esecutivo della piccola città e ama gli etiopi; ma non ne sono sicuro, perché questa ragazza è somala, non etiope.

Allora me ne vado di corsa, perché non voglio prendere la multa: ho parcheggiato davanti alla nuova casa per anziani, per far posto alla quale l’autorità, con lungimiranza, ha fatto tagliare dodici platani (o quindici, non ricordo, mi perdoni il lettore): li ha fatti giustamente tagliare al piede, perché è un municipio progressista e pensa al benessere delle persone della terza età, le quali potrebbero essere disturbate dalla vista delle fronde di un albero. Che poi, oltretutto, sporca per terra, e questo non sta bene nel nostro paese.

Riprendo la macchina: mi è andata bene stavolta, niente multa. Ma per l’eccitazione quasi imbocco un senso unico. Va bene che a Chiasso è diventato sempre più complicato circolare; ma, lo ammetto, è colpa mia, non ho mai avuto sensibilità per i motori. Schivo l’oliva e entro in un altro supermercato semideserto, perché ho dimenticato il latte parzialmente scremato. Sfioro la casa della morte assistita, ora chiusa (“Morte non avrà più dominio”, nel 2019?), rasento le case di piacere che non chiudono mai e prendo la strada del ritorno.

All’imbocco della valle che ha recentemente ricevuto un premio nazionale per il paesaggio finalmente vedo qualcosa di straordinario, che mi fa restare a bocca aperta e rischiare l’incidente: un tramonto che sembra dipinto da Emil Nolde. Anzi, è meglio di Nolde, con le nuvole sfilacciate color cenere e una striscia rosa contro l’azzurro!

Ma dura poco, accidenti. L’occhio ricade, all’imbocco della mia valle, su una luminaria così sfarzosa ricca sfavillante rutilante fantasmagorica che quelle di Las Vegas in confronto fanno ridere. Altro che le renne monocolori che tirano il carretto! E, mi hanno detto, questo capolavoro attira più turisti del fiore di pietra del mio amico Mario. Ma io non ci credo. BUON ANNO!

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