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Commento
22.12.2018 - 06:200

Un sacco rosso come i conti

Dai rifiuti alle finanze, analisi del dibattito di lunedì in Consiglio comunale a Lugano

È tornato in rosso il preventivo 2019 di Lugano. Come il colore scelto per i sacchi dei rifiuti che i cittadini da gennaio dovranno acquistare in ossequio al regolamento votato lunedì sera dal Consiglio comunale. Un regolamento che avrebbe dovuto entrare in vigore da anni. Ricordiamo solo che la legge federale sulla protezione dell’ambiente che introduce il principio di causalità (chi inquina paga) risale al 1997. C’è però chi – il gruppo leghista in legislativo – l’ha bocciata, evocando Robin Hood nel tentativo di ergersi a difesa del cittadino che fatica ad arrivare a fine mese. Un tentativo che stride da parte di un movimento con la maggioranza relativa nell’esecutivo e nel Consiglio di Stato dove conduce il Dipartimento delle istituzioni che garantisce il rispetto della legalità.

Lunedì sera, da parte della Lega, è insomma andato in scena il solito doppio gioco: quando fa comodo e i temi toccano la pancia del cittadino-elettore si fanno le barricate, altrimenti si resta allineati alle posizioni governative. Pure il sindaco ha parlato dell’adozione del regolamento come di una votazione storica per Lugano, invitando il movimento di via Monte Boglia ad andare oltre i vecchi cavalli di battaglia, oramai superati dagli eventi. Eppure, forse perché i risultati elettorali sono finora confortanti, il doppio gioco viene riproposto. E non è da escludere la presentazione di un ricorso contro la tassa sul sacco che non è ‘sociale’ ma è obbligatoria per tutti i Comuni ticinesi. Sempre lunedì, c’è pure stato chi ha voluto ribadire la bontà del ‘sacco bello’ rievocando il compromesso di tre anni fa fra Lega, Plr e Ppd (che prevedeva una copertura del 70% dei costi di raccolta e smaltimento, e un sacco venduto praticamente a prezzo di costo). Peccato che tale soluzione sia naufragata non per via dei ricorsi di Ps e Verdi, bensì perché non contemplava il principio causale vincolato a livello federale.

L’altra decisione che non ha fatto l’unanimità è la riduzione del moltiplicatore d’imposta di un punto, al 77%, dopo il calo dall’80 al 78% approvato a fine 2017. Una riduzione di tre punti in due anni per compensare l’introito calcolato con l’introduzione della tassa sul sacco (circa 8,7 milioni di franchi) e restituire così i soldi ai cittadini. La decisione è legittima, però non è certo un aiuto sostanziale ai redditi medio-bassi, né tiene conto degli effetti indesiderati a medio e lungo termine sulla precaria salute finanziaria della Città, il cui debito verso terzi è destinato a superare la soglia critica del miliardo di franchi. Un debito che preoccupa alla luce del basso grado di autofinanziamento (al 53%) anche se in crescita negli ultimi anni. E questo costringerà la Città a continuare a richiedere crediti alle banche per finanziare gli investimenti, sperando che i tassi d’interesse non aumentino a breve, altrimenti si metterebbe male.

Non solo. Nonostante si possa considerare giusta, la riduzione del moltiplicatore, seppure minima, mette la Città nelle condizioni di non poter garantire neppure futuri pareggi di gestione corrente, potrebbe comportare altri tagli alle prestazioni e rischia di vanificare il lavoro del Municipio. All’orizzonte ci sono infatti ingenti esborsi per i grandi progetti e l’anno prossimo ci sarà la ricapitalizzazione milionaria della Lugano Airport Sa. E non basterà la boccata d’ossigeno di decine di milioni di franchi in sopravvenienze fiscali che alimenteranno l’erario cittadino grazie all’emersione del ‘nero’ dopo la bocciatura dell’amnistia cantonale su ricorso socialista, perché i soldi andranno usati per abbattere il debito verso terzi.

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