Commento
19.12.2018 - 06:300

Vandali delle madonnine: la gatta e i santi!

È il momento di ribadire le regole del rispetto verso i segni e le testimonianze del nostro territorio, cultura e storia.

Se volessimo trovare un proverbio adatto per qualificare il gran finale (in procura) dei giovani che hanno preso di mira diversi oggetti di arte sacra, danneggiando statue e compiendo furti, potremmo sceglierne perlomeno un paio. Per esempio quello della famosa gatta, del lardo e dello zampino. Zampino rimasto impigliato nella rete dopo ben (!) 17 episodi. Quasi che i tre giovani, spinti forse anche dall’eco mediatica suscitata dai loro atti nell’opinione pubblica (con la discesa in campo di monsignor vescovo e del Parlamento cantonale e la sua risoluzione di condanna), li avesse convinti a continuare e persino a spingersi oltre. Come in una sorta di sfida nei confronti dell’autorità politica e religiosa. L’inchiesta e l’eventuale processo pubblico ci diranno che cosa li abbia determinati a compiere gesti vandalici insensati e offensivi. Parrebbe una ‘semplice’ bravata. Anche se tante e disparate sono le ipotesi fatte negli ultimi mesi: dalla fobia nei confronti dei segni religiosi alla volontà di fare ricadere la colpa su altri, o magari anche altre religioni. Si vedrà.

Il secondo proverbio potrebbe essere ‘scherza coi fanti, ma lascia stare i santi’. Quasi un monito a non prendersela col sacro, perché potrebbe costare più caro del previsto. E a dire la verità in altri Paesi diversi dal nostro, nei quali non esiste differenza fra legge civile e religiosa, simili atti si pagano effettivamente molto caro. Anzi carissimo. Da noi, fortunatamente, le barbare punizioni sono storia antica e chi viene acciuffato se la cava con una sanzione. Ma nel codice penale ci sono comunque articoli ad hoc, come quello menzionato nel comunicato di polizia. Oltre al furto, al danneggiamento e alla violazione di domicilio, spicca il perturbamento della libertà e di credenza e di culto. Un articolo mirato a difendere un bene giuridico protetto in modo particolare. Come dire: attenzione, se ve le prendete con beni sacri, rischiate di più.

Insomma, interessante sarà seguire il processo – sempre (come scritto) che ce ne sia uno pubblico e che non scivoli via su qualche procedura di rito abbreviato – per sapere perché un gruppo di giovani, capaci di intendere e di volere e già maggiorenni da qualche anno, se la siano presa con simboli tanto cari. Capire e non certo banalizzare, come sembra che qualcuno abbia iniziato a fare ieri, definendo i vandalismi ragazzate dovute a futili motivi! Ma per favore…

Se c’è qualcuno che sta perdendo il senso dei limiti e del rispetto dei simboli (anche di quelli religiosi), è forse questo il momento di ribadire le fondamentali regole del rispetto verso i segni e le testimonianze del nostro territorio, della sua cultura, della nostra storia, anche religiosa.

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