Commento
08.11.2018 - 06:150

Due fazioni un disaccordo

Stasera l'assemblea ordinaria del Team Ticino che potrebbe disegnare un nuovo assetto nella formazione calcistica d'élite

Il men che si possa dire, parlando di Team Ticino – inteso come questione aperta, non come associazione o partenariato –, è che le parti sono distanti. Addirittura riduttivo, se si pensa alle schermaglie dialettiche di un dibattito che troverà (forse) una conclusione nell’odierna attesissima assemblea.
Posto che – come rivendicato a gran voce da entrambi i fronti, pur con modalità e contenuti diversi – i giovani devono restare al centro di un progetto che l’uno vuole conservare così com’è, l’altro vorrebbe invece ribaltare, spiace che le fazioni si siano arroccate su schieramenti opposti.

Intristisce che il dibattito sia a tratti anche scaduto, Preoccupa che si usino espressioni tipo ‘adire le vie legali’, che nulla di buono lasciano presagire.
Il terreno d’intesa, quello che avrebbe potuto essere un terreno d’intesa se tra le parti il dialogo fosse rimasto aperto, è stato occupato, invaso. E di intesa, neanche l’ombra, quale logica conseguenza.

Occupato, si diceva, dalla reciproca ostinazione, dalle motivazioni dietro alle quali il Team Ticino reclama la propria indipendenza sancita dagli statuti, e il Lugano rivendica un ruolo da leader che sente suo, ma non gli viene riconosciuto da tutti i partner coinvolti.

Margini per la ricomposizione dello strappo non ce ne sono. Erano stretti già in passato, quando le prime incomprensioni cominciavano ad affiorare, figurarsi ora che volano gli stracci e si muovono gli avvocati, ai quali viene dato pane per i loro denti. La materia, infatti, scotta, anche perché su certe questioni, segnatamente la posizione della Ftc, non sembra esserci la chiarezza auspicata.

Ma il problema, lo si è capito, non è solo di forma, o di sostanza. Men che meno legale: il fastidio nasce da gravi, irrisolte e irrisolvibili questioni personali, risalenti alla precedente gestione tecnica, di cui l’attuale è in fondo un’emanazione.

Senza entrare in questioni tecniche e di gestione, dell’una come dell’altra fazione, appare ormai chiaro come le trattative intavolate si siano arenate di fronte a insuperabili problemi di mal sopportazione reciproca tra alcuni degli attori coinvolti in un teatrino anche un po’ stucchevole, animato da un botta e risposta che oggi troverà sfogo nella sala preposta all’assemblea, nell’incertezza più totale circa l’esito della stessa, dal quale dipende il futuro del calcio d’élite giovanile, spettatore interessato e, a non averne dubbi, anche un po’ disorientato da cotanta acredine. Lo scenario peggiore? Che non sia finita qui.

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