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26.10.2018 - 06:200

Plastica nei mari e negli intestini, occorre cambiare paradigma

La sorprendente mossa del comune di Bellinzona… quanta strada da fare!

Si fa un gran parlare della lotta contro la plastica. Si organizzano sempre più giornate per ripulire il territorio e nel contempo sensibilizzare le persone sull’abbandono sconsiderato di plastiche nell’ambiente. Materiale che, come noto, impiega secoli e secoli a decomporsi e finisce nella nostra catena alimentare (la si è già trovata nei nostri intestini!). I media mostrano regolarmente foto di scolaresche contente di aver riempito sacconi di rifiuti e di aver fatto la loro parte nel ripulire prati e boschi. Nel mentre, anche l’economia si è posta il problema su come dare un contributo. Alcuni grandi magazzini hanno iniziato a puntare su sacchetti di plastica biodegradabili, o li hanno sostituiti con prodotti di stoffa, o hanno deciso di farli pagare. Così l’utilizzo della plastica è diminuito. Bene.

Altro fronte sul quale qualcosa si sta muovendo è quello europeo: l’Ue ha da poco deciso di mettere al bando l’utilizzo di alcuni oggetti abbastanza correnti, prodotti in plastica, che finiscono per insozzare persino i mari. Si tratta di posate usa e getta, bastoncini per pulire le orecchie, cannucce, bastoncini per mescolare il caffè, palloncini… E anche qui ci siamo. Ma probabilmente dobbiamo cambiare paradigma. Nelle grandi, ma anche nelle piccole cose e nelle teste e nel sistema centrale.

Sempre in tema andando al ‘micro’, abbiamo registrato un possibile prossimo dietrofront da parte di un grosso comune ticinese. Bellinzona, dopo aver raccolto a Carasso all’ex Birreria plastica di ogni genere (riciclabile e non), potrebbe limitarsi a ritirare solo quella riciclabile (flaconi di shampoo e liscive, bottigliette…). Mentre l’altra plastica – quella mista proveniente dalle economie domestiche – dovrà andare a finire direttamente nel sacco dei rifiuti e non verrà più raccolta separatamente. Come mai? Perché non è riciclabile.

Una mossa quella di Bellinzona che – se verrà confermata nelle prossime settimane dal consiglio comunale della capitale – è per certi aspetti sorprendente.

In primo luogo perché così facendo la città antepone ai benefici ecologici (anche solo dovuti alla sensibilizzazione del consumatore) ragioni economiche. Inserire infatti la raccolta di tutte le plastiche e la loro separazione (plastica riciclabile da una parte e non riciclabile dall’altra) in tutti e 13 i quartieri di Bellinzona costerebbe al comune circa 200mila franchi. La capitale continuerà invece a raccogliere la sola plastica riciclabile e la popolazione sarà invitata a mettere nel sacco la plastica minuta non riciclabile che finirà all’inceneritore.

A ben vedere, si tratta della rinuncia a un servizio offerto a una parte della cittadinanza che non potrà più depositare la plastica non riciclabile in discarica mentre sta portando carta, vetro e ingombranti. Verrà poi anche meno l’effetto educativo che un simile servizio rappresenta. C’è infine un ragionamento che fa l’autorità comunale e che risulta discutibile. È stato detto che, così facendo, la pressione dei cittadini-consumatori sui negozi che vendono i prodotti avvolti nella plastica (spesso non riciclabile) sarà tale che cambieranno politica. Come? Vedendosi rivolgere le proteste dei consumatori, che finiranno per ritirare i prodotti rinunciando alla plastica. Ma un simile cambiamento sarà possibile solo se il consumatore verrà veramente posto di fronte alla scelta fra l’acquisto di prodotti avvolti nella plastica e prodotti avvolti in altro. Vi sembra realistico? A noi sembra più realistico che i commerci (sacchetti a parte) siano portati a ragionare diversamente: per avvolgere i prodotti scelgono il materiale più conveniente che c’è sul mercato, per ora la plastica. Starà poi sempre all’acquirente sbarazzarsene.

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