Keystone
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16.07.2018 - 22:040

Ronaldo alla Juve: ma alla fine chi ci perde?

L'affare colossale della famiglia Agnelli, i 100 milioni incassati dal Real Madrid. Quel che è certo è chi ne esce vincitore...

«Portaci la Champions» cantavano stamattina i tifosi juventini, quando Cristiano Ronaldo si è presentato per le visite mediche di rito, prima di tornarsene in vacanza (infatti raggiungerà la squadra solo a fine mese per la tournée negli Stati Uniti). E la Champions League potrebbe essere davvero l’ago della bilancia di tutta l’operazione che ha condotto il fuoriclasse portoghese in Italia. Secondo le solite fonti ben informate, i 15,5 milioni di euro destinati alla squadra vincitrice (e con Ronaldo, il Real ha fatto centro ben quattro volte) sarebbero decisivi per permettere alla Juve di finanziare tutta l’operazione. Attorno alla sostenibilità dell’affare nei giorni scorsi si è scritto e detto molto. E le idee sono spesso contrastanti: secondo alcuni basterebbero 5 milioni di magliette vendute (a livello mondiale) per pagare il trasferimento (117 milioni in due tranche annue, la prima da 67, la seconda da 50 milioni di euro), mentre per altri l’operazione appare insostenibile pur tenendo in considerazione l’aumento del titolo in borsa (dove spuntano pure sospetti di ‘insider trading’), quello degli abbonamenti allo Stadium (saliti del 30%) e degli introiti televisivi e sponsoring.

Non è chiaro nemmeno chi esca vincitore da tutta l’operazione. Se non lo stesso Ronaldo, che a 33 anni ha strappato un contratto faraonico (30 milioni netti per quattro anni) e si è assicurato una tassazione di appena 100’000 euro sui quasi 70 milioni guadagnati annualmente all’estero, tra sponsor, hotel, palestre e investimenti vari. Se l’aspetto commerciale e finanziario rimane da verificare, dal profilo sportivo la Juventus ha compiuto un gigantesco passo avanti verso l’ottavo scudetto consecutivo ancor prima che la palla inizi a rotolare. La squadra comanda in Italia da sette stagioni pur senza Ronaldo e non dovrebbe avere difficoltà ad espandere il suo dominio. Perché il portoghese avrà sì 33 anni, e non sarà più il giocatore che il Real aveva strappato al Manchester United per meno di 100 milioni, ma è uno che, mal che vada, almeno 25 gol stagionali li mette. Perché la cura maniacale del fisico fa sì che la sua età biologica sia di molto inferiore a quanto riportato all’anagrafe.

A perderci, dunque, è solo il Real Madrid? Mica detto. I 100 milioni incassati (tutti di plusvalenza, visto che il costo del cartellino pagato al Manchester è già stato ampiamente ammortizzato) permetteranno al club spagnolo di muoversi sul mercato e di dare l’assalto a un paio di giocatori, più giovani e non meno talentuosi (da Hazard a Neymar: la lista è piuttosto lunga). Certo è che le 44 reti in altrettante partite stagionali messe a segno nel 2017/2018 non saranno facili da rimpiazzare: a titolo indicativo, Neymar e Hazard ne hanno realizzate 45, ma per portare entrambi alla Casa Blanca, di milioni non ne basterebbero 300 (per i soli cartellini).

Di sicuro, il passaggio di Ronaldo alla Juventus rappresenta l’affare più colossale mai effettuato dalla società della famiglia Agnelli. Un affare per molti versi anomalo per un club che in altra epoca calcistica (qualche decina d’anni fa) di fronte a un’economia in difficoltà cercava di evitare investimenti folli. Chissà come giudicherebbe l’Avvocato l’agire dei suoi nipoti: dal profilo sportivo si fregherebbe le mani, da quello economico, forse, avrebbe qualche perplessità in più. Al giorno d’oggi, però, la Juventus rappresenta un brand indipendente dagli altri asset della famiglia Agnelli. E se gli economisti storcono il naso di fronte all’enormità delle cifre in ballo, i tifosi gongolano. E pure i lavoratori, pare, visto che lo sciopero indetto allo stabilimento Fiat di Melfi ha raccolto la miseria di cinque (5!) adesioni.

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