Commento
16.05.2018 - 06:300

Casi giudiziari scottanti, non facciamo più eccezione!

Processo Blancho, Michele Egli alla sbarra per assassinio alle criminali, inchiesta per atti preparatori di assassinio alla Commercio: non siamo poi tanto diversi dagli altri!

È certamente per pura coincidenza che i mass media questa settimana riferiscono di vicende giudiziarie cantonali e nazionali che fino a qualche tempo fa non ci saremmo mai sognati di trattare da tanto vicino. Una coincidenza che, però, in qualche modo alimenta il senso di paura e di insicurezza.

Di quali casi parliamo? Del processo che si è aperto oggi dinnanzi al Tribunale penale federale di Bellinzona, che vede fra gli imputati il presidente del Consiglio centrale islamico per violazione della legge federale che vieta i gruppi di ‘al Qaida’, ‘Stato Islamico’ e organizzazioni associate. Alla sbarra c’è quel Nicolas Blancho che – ah, i casi della vita! – la scorsa settimana si è visto negare il porto d’armi. Motivo? A detta del Tribunale federale quel no è fondato sul fatto che non si può escludere che, se armato, l’uomo, convertitosi all’Islam, possa mettere in pericolo la vita di terzi. Piu chiaro di così… Insomma: Blancho è tutto tranne che un personaggio da prendere sottogamba!

Da Bellinzona ci spostiamo nel Mendrisiotto col processo che vede imputato Michele Egli per la barbara uccisione della maestra di Stabio. Di assassinio si tratta (almeno questa l’ipotesi dell’accusa) per un caso che ha tenuto banco per settimane per gravità dei fatti e crudeltà, considerata la fine della povera donna e l’agire – con particolare premeditazione e perversione – del suo carnefice (il cognato!), che fra l’altro era un insospettabile docente. Insospettabile anche nelle ore immediatamente successive all’uccisione della donna, persino al cospetto dei parenti. Appare scontato scriverlo, ma eravamo piuttosto pronti a sentire echi di simili storiacce quando provenivano dall’estero. Scioccante è scoprire che siano potute accadere anche in Ticino, senza che l’humus sul quale sono germogliate, sia di particolare degrado socio-economico. Anzi.

Dalle aule dei processi, infine, alla cronaca giudiziaria ancora in fase investigativa, con – terzo caso di peso – gli atti preparatori di assassinio (subordinatamente omicidio) alla Scuola cantonale di commercio. Anche qui mai e poi mai avremmo pensato che da noi sarebbe potuto accadere un caso simile. Eppure… Intanto, com’è giusto che sia, alcuni politici si stanno seriamente interrogando sulla facilità nel procurarsi armi e colpi. Riflessione necessaria!

Senza voler fare graduatorie quest’ultima vicenda rischia di essere particolarmente pesante, per gli effetti generati su allievi e docenti, in particolare per coloro che – se dovesse essere confermata la tesi dell’accusa – sapranno con certezza di essere stati nel mirino di un compagno squilibrato appassionato d’armi, e di averla scampata bella. Come fare un domani ad essere sicuri che, sanzioni a parte, quel ragazzo sarà veramente guarito? Un caso giudiziario destinato ad avere una scia piuttosto lunga.

Insomma, i segnali di fumo e di incendio, provenienti da vicende recenti qui ripercorse al galoppo, ci fanno sentire in definitiva più indifesi. Anche se a fine anno, gli inquirenti (statistiche alla mano) ci diranno che non c’è stata una particolare recrudescenza su certi fronti criminali. Ma sono i casi, le storie, anzi le storiacce a pesare e a mostrarci che noi non siamo poi tanto diversi dagli altri.

Fino a ieri l’altro c’era forse chi ancora lo pensava ed era pronto a scommettere che qui in Ticino certe cose non succedevano, perché eravamo un’isola felice e fortunata, perché il Pil aiutava e forse perché ci sentivamo un po’ migliori.

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