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Commento
17.04.2018 - 06:300

Casse malati, costi su e galline spennate

Proposta shock: per contenere i costi della salute la franchigia minima (!) andrà innalzata a 5mila-10 mila franchi annui. Ci stanno sempre più spennando!

Domenica la manager di Css, Philomena Colatrella, ha scagliato in piccionaia una proposta shock. Eccola: per contenere i costi della salute la franchigia minima (!) andrà innalzata a 5mila-10mila franchi annui. La deflagrazione mediatica è stata forte. Che dire? Su un fatto concordiamo con lei: l’attuale sistema di assicurazione malattia, con i costi in continuo aumento (circa un + 4% negli ultimi 20 anni!), è ormai sull’orlo del collasso. Con la terapia d’urto proposta – che trasferisce i rischi sul singolo – si vuole però curare il malato assestandogli in realtà una mazzata sul conto in banca.

Non dubitiamo che vi siano assicurati in Svizzera che hanno da parte un bel gruzzolo e che sarebbero in grado di accollarsi maxifranchigie di 5mila franchi e passa per veder scendere il loro premio mensile. Ma, a ben guardare, per costoro non è neppure un problema pagarsi un premio alto. E non dubitiamo neppure che sul fronte diametralmente opposto vi sia chi, tutto sommato, non si accorge più di tanto dell’aumento dei premi malattia, perché regolarmente sussidiato dallo Stato. Si tratta di una bella fetta di cittadini: circa un terzo. Fetta che, però, si sta assottigliando a seguito di diverse misure di risparmio introdotte ultimamente dai Cantoni. Molto probabilmente, se non ci fossero quei sussidi, un esercito di cittadini sarebbe già sceso da tempo in piazza a protestare con l’acqua sopra la gola.

Tra i due fronti, c’è il famoso ‘ceto medio’ che deve pagarsi i premi di tasca propria e che potrebbe venir allettato dalla proposta. Ma ancora una volta attenzione: il trucco c’è e si vede benissimo. Concessa una megafranchigia, per qualche anno le casse malati terranno a bada i premi, per poi… cominciare nuovamente a spingerli al rialzo sotto la pressione dei costi non contenuti. Fra l’altro, ricordate cosa è regolarmente successo quando il popolo è stato chiamato a votare sullo scottante tema? Come per incanto, nei mesi precedenti il voto, i premi rimanevano fermi, in certi casi si abbassavano persino, per poi risalire una volta passata la votazione con l’esito auspicato dalle casse.

Chiediamoci ora come mai la provocatoria proposta della signora Colatrella – che mina il principio di solidarietà alla base dell’attuale sistema sanitario fra chi è e chi non è portatore di rischi – è stata formulata? Verosimilmente perché la politica federale, confrontata col fallimento dell’attuale generoso modello Lamal, si sta rimettendo in moto con nuove iniziative popolari (non solo a sinistra). Inoltre, anche Mister Prezzi ha sentito il bisogno di ribadire che non bisogna più tergiversare con la Lamal (assicurazione obbligatoria!) e ha chiesto al governo di accelerare le riforme. Cominciando, per esempio, dai farmaci generici, che da noi costano il doppio rispetto all’estero: ‘Nel 2014 il Consiglio federale ha deciso di adattare il sistema, affinché gli svizzeri fossero chiamati a pagare meno: nel frattempo – ha ribadito Stefan Meierhans – siamo nel 2018 e non è successo niente!’. Più chiaro ed esplicito di così… Ma non si tratta della sola misura che attende di essere implementata. Un gruppo di esperti ha presentato al Consiglio federale ben altre 38 misure per limitare i costi. Insomma, le linee di azione ci sono, ma vanno tradotte in pratica. Un passo reso, però, da sempre difficile per le pressioni incrociate delle lobby (ben rappresentate sotto la cupola federale) che hanno trovato nella sanità una ruspante gallina dalle uova d’oro. Gallina che stanno sempre più spennando. Gallina che siamo noi. Coccodè.

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