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13.02.2018 - 06:300
Aggiornamento 08:06

Eritrei vittime, svizzeri gabbati

Cresce il fronte di Paesi che ha amputato i tentacoli di Asmara verso i connazionali all’estero

Cresce il fronte di Paesi che ha amputato i tentacoli di Asmara verso i connazionali all’estero. Dopo Canada e Norvegia, ora anche l’Olanda ha detto basta alla tassa che l’Eritrea impone ai connazionali della diaspora: un’imposta con un’aliquota del 2% all’anno sui redditi (oltre alle imposte da versare allo Stato che li ospita) che va a finanziare il regime da cui sono fuggiti. Non una donazione libera ma un tributo imposto. Chi non paga rischia ritorsioni sui familiari in patria e non ha diritto a determinate prestazioni consolari delle rappresentanze eritree.

In Svizzera la rete consolare eritrea pare in grado di garantire un certo controllo antievasione. Una rete ben oliata dalla quale nessuno scappa. Un controllo capillare esercitato non solo da certi funzionari del consolato, ma anche da persone ‘fidate’ all’interno delle comunità. Quasi tutti pagano e quasi nessuno parla. Questo fiume di denaro che parte anche dalla Svizzera finisce nelle casse di un regime militare. (Il sospetto dell’Onu è che questi soldi vadano a finanziare il terrorismo).

La situazione è simile in vari Paesi europei. Ma c’è chi ha deciso di reagire. Infatti, le autorità olandesi hanno dichiarato persona non grata e ordinato la partenza dell’incaricato di affari eritreo Tekeste Ghebremedhin Zemuy. Questo “alla luce delle intimidazioni e dell’uso della forza per imporre la tassa sulla diaspora” ha scritto il governo olandese ad Asmara, dando così un segnale forte al governo eritreo.

In Svizzera vari media, tra cui ‘laRegione’ con un’inchiesta nel 2015, avevano portato alla luce questa forma di ricatto alle migliaia di eritrei che arrivano ogni anno come profughi. Fuggono da una schiavitù militare che li obbliga ad arruolarsi, anche a 15 anni e anche per tutta la vita, in condizioni disumane. Per l’autorità elvetica hanno diritto ad una protezione. Ne accogliamo a migliaia. Ma, purtroppo, il regime di Asmara li raggiunge anche a Lugano, a Zurigo, a Ginevra.

La Svizzera ha alzato bandiera bianca. Il Ministero pubblico della Confederazione (Mpc) ha deciso, qualche anno fa, di non dar seguito a una denuncia dell’Ufficio federale di polizia (fedpol) in mancanza di prove dell’illecito. Non si è riusciti a dimostrare che l’Eritrea commettesse azioni illegali attraverso le sue rappresentanze in Svizzera.

Attualmente gli interessi della Confederazione sono curati dall’attuale rappresentanza elvetica a Khartum in Sudan, Berna sta cercando di migliorare le sue relazioni con l’Eritrea per aprire un’ambasciata ad Asmara. La diplomazia elvetica cerca di mediare e non pestare troppi piedi. Ma intanto ogni eritreo in Svizzera è una grassa vacca da mungere. Ricordiamo che gran parte dei rifugiati eritrei è in assistenza, sono ospitati e nutriti grazie alle nostre imposte. Ed è irritante scoprire che i nostri soldi vanno ad alimentare un regime militare, che non si accontenta di reprimere i propri cittadini in patria, ma li vuole sottomessi anche all’estero.

Gli eritrei sono vittime due volte, gli svizzeri gabbati. Berna deve trovare gli strumenti adeguati per tagliare i lunghi tentacoli che il regime di Asmara ha radicato in Svizzera, in ogni cantone. Chiudere gli occhi rischia di minare lo spirito di solidarietà che muove ogni elvetico verso chi ha bisogno. Continuare a tollerarlo significa permettere ad un regime militare di esportare la sua ‘dittatura’ in casa nostra.

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