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28.10.2017 - 08:350
Aggiornamento : 15.12.2017 - 17:12

Ma ci credete tutti fessi?

Oggi ve ne raccontiamo un’altra. Scenario e protagonisti sono sempre gli stessi e gravitano attorno al Dss nelle sue relazioni (pericolose) con Argo 1, la ditta di sicurezza per anni beneficiaria di un mandato milionario senza carte in regola, a conoscenza dei controlli (prima? da chi?) e finita in Procura per non aver pagato il dovuto ai dipendenti, fors’anche praticando usura. Uff, ce n’è, ce n’è.

Giovedì vi abbiamo raccontato dell’e-mail (infelice, che barzelletta!) inviata dal capodivisione Renato Bernasconi (l’alto funzionario subito sotto il ministro Beltraminelli) al direttore di Securitas, chiedendogli ‘di non impiegare l’agente di Argo’. Detto, fatto. L’agente è poi finito sospeso (come richiesto!), salvo poi venir riassunto per direttissima appena uscito il nostro articolo.

Ebbene, oggi altra puntata della telenovela.
Attenti bene: già a giugno (dunque mesi prima che poi diventasse di pubblico dominio in settembre), il viaggetto a Bormio di Fiorenzo Dadò & Carmela Fiorini, con le cene sponsorizzate da Sansonetti (boss di Argo 1), all’interno del Dss crea parecchio nervosismo. Questo perché qualcuno (un funzionario), sapendo di quelle inopportune cene, sparlava. Imbarazzante, molto imbarazzante. Venne allora convocato, presenti il capodivisione Bernasconi, la stessa Fiorini e Dadò. Gli venne forse intimato di tacere? Mah... Era l’inizio dell’estate. Poi, tre mesi dopo, a settembre la trasferta di Bormio venne a galla con ‘Falò’.

A quel punto il funzionario – fors’anche perché la legge impone ai dipendenti dello Stato, che nell’esercizio delle loro funzioni apprendono una notizia di reato, l’obbligo di fare subito rapporto al governo o al Ministero – si rivolse alla Procura. Toc, toc, io lo sapevo già, volevo dirlo, ma…

Indipendentemente da come andarono poi le cose in Procura, ci chiediamo:
- primo, perché in giugno la notizia delle cene offerte non doveva uscire? Timore de che?;
- secondo: perché un capodivisione verifica la questione in una riunione alla quale partecipa anche un non funzionario, ossia il presidente Ppd Dadò?;
- terzo: perché il capodivisione di Beltraminelli non consiglia al funzionario, che ha una notizia di possibile reato di azione pubblica, di rivolgersi alla magistratura e blocca il tutto lui?

Di fatto, come per l’e-mail ricordata sopra, abbiamo un alto funzionario, che prende decisioni con effetti in ambiti non di sua competenza, mentre Argo è già da mesi un grosso scandalo pubblico! Alzi la mano chi crede, che a quel punto (giugno! con la Commissione della gestione già lanciatissima da mesi) l’informazione politicamente incandescente se la tiene segreta Bernasconi e non viene trasmessa al capodipartimento! Ma ci credete tutti fessi?

In ogni caso, indipendentemente dai successivi esiti penali, il modus operandi è inaccettabile, visto che la signora Fiorini, dopo l’abbandono del procedimento penale, è comunque finita sotto inchiesta amministrativa. Quindi ci chiediamo se il Bernasconi non abbia sottratto, oltre che alla magistratura, anche al governo (che poi ha aperto l’inchiesta amministrativa) una sua competenza.

Comunque sia, la patata bollente è e rimane anche politica: qui c’è gente che fa e disfa coi poteri conferitigli dallo Stato come se fosse cosa loro! Lo Stato, lo ribadiamo, non è né cosa nostra né cosa vostra: è di tutti. Altro che tempesta in un bicchier d’acqua, l’acqua marcia è tracimata da un pezzo.

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