Commento
20.09.2017 - 11:190

Per Cassis ‘il fabbro’, fumata bianca

20 settembre 2017 ore 9.15. Smentito alla grande l’antico detto ‘chi entra papa in conclave esce cardinale’. Ignazio Cassis, indicato da mesi come il candidato con più chance di venir eletto al posto di Didier Burkhalter, ce l’ha fatta al secondo scrutinio! Entrato papa è uscito per direttissima consigliere federale. Un momento storico ed emozionante per la Svizzera, soprattutto per quella di lingua italiana. Quasi vent’anni di anticamera sono tanti. Nell’aria a Berna e a Bellinzona (giustamente) si respira oggi voglia di festa. Festa per una Svizzera in qualche modo più colorata, più bella, più rivolta al Sud. Niente da fare per i due rampanti romandi. La ‘formula magica’ di governo resta di tre latini, ma uno indossa finalmente di nuovo la maglia rosso-blu.

Per il neo-eletto la campagna è stata di quelle dure e estenuanti, visto che, appena ritiratosi il ministro romando, il suo nome ha iniziato a circolare quale possibile successore. Quindi molto prima che il Plrt decidesse di candidarlo a inizio agosto in quel di Lattecaldo. Da sempre in testa nei pronostici, per lui le cose si sono un tantino complicate quando, strada facendo, è apparsa la figura del ginevrino Pierre Maudet, determinato, giovane e fresco, finito a sorpresa sul famoso ‘tricket’. Un esterno al Palazzo e un concorrente che ha dato del filo da torcere al ticinese, in quanto in parte alternativo al profilo di Cassis, e perché rappresentante di una Romandia che ha fatto quadrato attorno ai suoi due candidati, rivelandosi molto parca nel far regali e sconti ai cugini della minoranza svizzero-italiana.

Ma al di là delle caratteristiche dei due combattivi avversari e al di là di una grande dose di fortuna nell’allineamento dei pianeti (politico-partitici) sopra Palazzo federale, Ignazio Cassis ha in definitiva saputo maggiormente convincere, soprattutto perché uomo di esperienza sotto la cupola federale e perché capace di mediazione, non da ultimo nei panni di capogruppo. Ruolo che gli è valso molti appoggi e molte simpatie, grazie ai contatti ravvicinati e personali. Lo si è sentito anche nel suo discorso di accettazione: Cassis è uomo di concordanza. Non a caso, crediamo, nelle sue prime parole, ha sottolineato parecchio il grande rispetto per l’altrui opinione, citando anche Rosa Luxemburg. Inoltre, a lui sono andati i favori di una buona parte dei deputati svizzero-tedeschi, convinti per ragioni istituzionali – e di questo siamo loro grati ­– che fosse giunto il momento di votare ‘l’Ig-nazio’, come lo chiamano parecchi di loro, e non di metterci di nuovo un terzo romando, facendoci rifare l’ennesimo esercizio alibi del dopo Flavio Cotti.

E ora cosa saprà dare quest’elezione alla Svizzera? Come abbiamo già avuto modo di scrivere la presenza di un ministro italofono servirà a farla brillare maggiormente per un’autentica sensibilità  verso le minoranze che la compongono. L’elezione di Cassis – che si è definito un fabbro per l’unità del nostro Paese ­– dimostra nei fatti che non si tratta di semplici proclami. Riuscire a riportare i colori dell’italianità in Governo – dopo numerosi tentativi andati a vuoto e dopo quasi un ventennio di assenza dall’esecutivo federale – è la conferma che le parole e i paragrafi della Costituzione federale pesano e hanno un senso profondo. Un fatto che ci piace oltremodo sottolineare. Il che non deve indurci ora a credere qui a Sud della Alpi di avere a Berna un terzo consigliere agli Stati. Cassis è e dovrà essere un ministro che rappresenta  la Svizzera tutta. Anche quindi, ma non solo,  quella di lingua italiana.

Al neo-eletto, dopo i meritati festeggiamenti, i famosi colpi di cannone, gli scampanii e il bagno di folla all’arrivo in Ticino, auguriamo in alto i cuori e buon lavoro in quel di Berna. Che quella poltrona abbia atteso per così tanti anni, pone senz’ombra di dubbio sulle sue spalle una responsabilità tutta speciale.

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