Commento
02.09.2017 - 08:150

C’è anche Maudet

Saranno tre! Dopo lunga discussione il partito liberale svizzero un po’ a sorpresa non ha voluto abbandonare uno dei tre candidati nella corsa per il seggio di Didier Burkhalter. Ha così optato per un ticket a tre, sicuramente meno classico di quello a due, che sarebbe probabilmente stato Cassis-Moret. Questo significa che il consigliere di stato ginevrino, Pierre Maudet, ha fin qui fatto un’ottima corsa schivando tutti i paletti. Lui che era considerato un po’ l’outsider, né donna, né ticinese. Uno che avrebbe potuto attendere un altro turno per salire alla ribalta federale. E significa anche che Isabelle Moret non è stata quel valore sicuro, anche in quanto donna oltre che in quanto navigata deputata alle Camere ed ex vicepresidente del partito, che avrebbe portato al duello con Cassis. La sconfitta di ieri sera è senza dubbio lei, che invece di fare punti durante le settimane di campagna ha perso smalto.

Che dire? Che, se il ginevrino Maudet fosse stato eliminato dal gruppo parlamentare, probabilmente per Cassis la partita finale per la poltronissima sarebbe stata più facile. Maudet è, invece, un candidato anomalo, viene da fuori Palazzo, siede in un esecutivo e ha parecchia grinta oltre che un’età (39 anni) che negli ultimi tempi piace in politica. Vedi Renzi in Italia e Macron in Francia (almeno fino alle presidenziali). Fin da subito Maudet, poco conosciuto sul piano nazionale, ha corso per vincere ed è riuscito a farsi largo imponendosi con una personalità forte e ambiziosa. Proprio ieri Le Temps ha pubblicato in prima pagina una vignetta di Chapatte emblematica, che raffigura sotto il titolo ‘Consiglio federale l’ora della scelta per il Plr’ un parlamentare che gli chiede: ‘Also… M. Pierre Maudeste?’ e da dietro l’assistente di Maudet che dice ‘… ils ne vous connaissent pas encore très bien a Berne’.

Se, il 20 di settembre Isabelle Moret dovesse uscire di scena al primo turno, anche perché un vodese già siede in governo (cioè il capo del Dip. militare Guy Parmelin) è chiaro che la sfida per il candidato ticinese non sarà una passeggiata, ma si giocherà col ginevrino all’ultimo voto.

Cassis ha avuto una buona tenuta di strada e ha tutto sommato (passaporto e lobby a parte) ben figurato, ma dovrà continuare a convincere oltre e fuori dal suo partito. E soprattutto dovrà mostrare a sua volta parecchia grinta per non rischiare di entrare in conclave papa e uscire cardinale. Il suo ruolo di capogruppo lo sta sicuramente aiutando a garantirsi simpatie e stima, poi tradotte in sonanti voti. E anche il fatto che la Svizzera italiana da quasi vent’anni non è più rappresentata ai vertici del Paese. Riportarla in governo, come abbiamo già scritto, è una questione di cultura politica e non solo di vetrina. Ma il numero vincente nella roulette del ‘tricket’, con la componente Maudet incuneatasi fra i due papabili di sempre, è ora più difficile da prevedere.

Chi pronosticava un finale di campagna stanco, con Ignazio Cassis sempre in testa e il Ticino ormai quasi sicuro, deve rivedere le sue aspettative. Come recita il proverbio: mai vendere prima la pelle dell’orso (in questo caso bernese). I giorni che ci separano dal 20 settembre saranno cruciali. Ovvio che Ginevra guardi alla poltrona di ministro degli esteri con un interesse molto particolare.

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