Francesca Agosta
Commento
09.06.2017 - 09:000

Lac, tanto fumo poco arrosto

Pareva di essere confrontati a un nuovo caso Argo… E invece siamo a livello di violazioni procedurali. Si sgonfia il crescendo di accuse e critiche mosse da via Monte Boglia e dintorni alla gestione del Polo culturale di Lugano. Lo certifica l’audit commissionato dal Municipio dopo le perplessità relative all’irregolarità nell’assegnazione di mandati pubblici. Certo, la Città ha sbagliato, ieri lo ha ammesso e si è impegnata a correggere il tiro. Chiaro che non sono errori da prendere troppo alla leggera considerato il clima, diciamo poco favorevole, che aleggia attorno al Polo culturale.

Il Municipio di Lugano ha recitato il mea culpa: l’audit ordinato ha dimostrato manchevolezze in oltre la metà dei mandati dal 2016 nel rispetto di un aspetto della legge sulle commesse pubbliche, quello relativo alla verifica dell’idoneità delle ditte prima di attribuire l’appalto. La Città lo ha fatto solo a posteriori e in nessun caso sono tuttavia emersi problemi di idoneità. Le altre condizioni poste dalla legge sono state tutte ossequiate. Una legge che però non contempla le cosiddette prestazioni immateriali, proprio quelle di cui il Lac ha bisogno come il pane per continuare sulla strada di successo che ha intrapreso dalla sua inaugurazione, poco meno di due anni fa. E la Città lo aveva sottolineato invano nella propria presa di posizione nell’ambito della revisione della legge che impone tutta una serie di controlli preventivi oggettivamente quasi impossibili da eseguire per un centro culturale, in particolare per l’offerta di spettacoli di LuganoInScena. E ieri ha annunciato che tornerà alla carica. Per quali ragioni? Perché ci vuole buonsenso, a meno che non si voglia perdere al Lac i personaggi illustri con il loro seguito.

Non solo. Le rappresentazioni teatrali vanno pur allestite, messe in scena, bisogna curare la tecnica e altre questioni che occorre risolvere in tempi brevi. Insomma, comportano una serie di lavori considerati di poco conto di cui non si parla mai, ma che sono fondamentali per la buona riuscita di ogni spettacolo. Lavori che mal si conciliano però con le condizioni poste da una legge pensata ed elaborata soprattutto per regolare il settore dell’edilizia. Da qui, muove il messaggio che ieri il sindaco ha voluto lanciare al Legislatore e ad altri Comuni che dispongono di centri culturali: va colmata quella lacuna della legge che non tiene conto delle prestazioni immateriali.

Che per le violazioni procedurali emerse, si arrivi a sospendere l’esame del consuntivo della Città che ha chiuso con un risultato di gestione corrente positivo di 8,9 milioni di franchi appare un’esagerazione. Vogliamo credere che l’ennesima vicissitudine, l’ultima di una lunga serie che ha riguardato il Polo culturale sin dall’avvio del cantiere, possa rientrare e comunque non influisca troppo sulla politica cittadina, peraltro già confrontata con qualche attrito fra legislativo ed esecutivo. Superata o quasi l’urgenza finanziaria, per la Città sarebbe tempo di dedicarsi ad altro. Gli argomenti non mancano di certo, dai trasporti pubblici da migliorare ai grandi progetti da coltivare senza dimenticare i quartieri periferici e la cura del vasto territorio da gestire. A meno che non si voglia farlo sprofondare definitivamente il Lac, prima del suo autosilo su cui è stata commissionata una nuova perizia.

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