Commento
13.12.2016 - 10:450
Aggiornamento : 15.12.2017 - 17:11

Cristiano Ronaldo, un poker da re

Idolatrato e detestato quasi in egual misura, Cristiano Ronaldo ha messo in bacheca ieri sera il suo quarto Pallone d’oro (2008, 2013, 2014) e succede all’eterno rivale Lionel Messi, recordman di successi con cinque trofei (2009, 2010, 2011, 2012, 2015). Le doti tecniche fanno del 31enne portoghese uno dei giocatori più amati da chi apprezza il bel calcio, ma al suo talento fanno da contraltare una smisurata voglia di essere il migliore e una serie di atteggiamenti al limite del cafonesco che l’hanno portato ad essere inviso a molti appassionati. “Se tutti fossero al mio livello, forse saremmo primi”, “la gente è gelosa perché sono ricco, bello e un grande giocatore”, “se avessi un giocatore come me gli prolungherei il contratto almeno per dieci anni”: sono solo alcune delle esternazioni di questo ragazzo emigrato da Madeira a Lisbona all’età di 12 anni, dotato di un talento immenso, ma pure di un ego che definire smisurato sarebbe ancora riduttivo. Solo la storia, forse, deciderà chi tra lui e Messi è stato il più grande della sua epoca, ma è certo che il premio assegnato ieri al portoghese è più che meritato. Nel 2016 Cristiano Ronaldo, pur perdendo la Liga andata al Barcellona, ha vinto la Champions League (suo il rigore decisivo) e gli Europei, durante i quali ha messo a segno alcune reti determinanti. A lui si sono dovuti inchinare Messi e il francese Antoine Griezmann, quest’ultimo battuto dal portoghese sia nella finale di Champions (con l’Atletico Madrid), sia in quella degli Europei (con la Francia). Il fatto che il portoghese e l’argentino dal 2008 si dividano il premio ha creato una sorta di dualismo assai raro nel passato (un tempo il Pallone d’oro era riservato agli europei e i grandi campioni non hanno quasi mai calcato il palcoscenico della stessa epoca) e che trova un paragone solo nel ciclismo di altri tempi (Bartali-Coppi, Kübler-Koblet...). Perché i due non potrebbero essere più diversi: perfettamente a suo agio sotto i riflettori della mondanità Ronaldo, schivo e introverso Messi. Differenze che si esprimono anche in campo: ridondante il primo, essenziale e minimalista il secondo. Ma entrambi campioni immensi, votati al gol e per i quali, come amava dire il grande coach statunitense Vince Lombardi, “la vittoria non è importante: è l’unica cosa”. Con un Ronaldo maniaco della forma fisica e un Messi di due anni più giovane, l’asse Portogallo - Argentina sembra destinato a dominare il Pallone d’oro anche nei prossimi anni. Se il premio non è andato, negli anni d’oro del Barça di Guardiola, nemmeno a un genio puro come Andres Iniesta, allora occorrerà davvero attendere il ritiro dei due cannibali per vedere un nome nuovo sul trono d’Europa.

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