Commento
11.10.2016 - 10:120

Che strano effetto fa essere favoriti

Tre partite, altrettante vittorie. Semplice, quanto reale. Semplice quanto il calcio sa essere, al netto di pronostici, sensazioni, tattiche e dichiarazioni di facciata che ne sono il contorno. Reale quanto i risultati, che altro non sono che il verdetto del campo, al quale non è possibile sottrarsi. Ebbene, la realtà sorride alla Svizzera del calcio, lanciata verso il Mondiale 2018, il secondo obiettivo assegnato alla regia di Vladimir Petkovic, transitato con successo in Francia (fronte Europei), tornato in patria con gli onori che si devono a chi ha fatto bene il proprio lavoro, indossando con una certa disinvoltura i panni dell’ambasciatore dei colori rossocrociati, atteso a nuove e più impegnative conferme. Giacché vincere è abbastanza semplice, ma confermarsi è compito improbo, a meno di avere sempre e comunque qualcosa in più degli avversari. La Svizzera, che ha fatto bottino pieno con un’accelerazione decisa in vista della Russia, ha sì qualcosa in più. Non della concorrenza, però. Almeno non di quella maggiormente qualificata. Ha i pregi e i difetti tipici delle squadre di seconda fascia, che si dimenano tra exploit ed evitabili passi falsi, tra l’illusione di poter davvero competere e la realtà che presenta pressoché sempre conti che disilludono. Tra alti come quelli contro il Portogallo e bassi come il 2-1 di Andorra. La Svizzera ha però qualcosa in più rispetto al suo passato, anche a quello recente. Ha una consapevolezza tale da permetterle di mettere sotto i campioni d’Europa, e di ribadire il proprio buon momento sconfiggendo anche l’Ungheria in trasferta. Ha però anche il limite di prove indecenti come quella di ieri, una pratica liquidata al piccolo trotto. Posto che quella sfida non aveva nulla che potesse stimolare i rossocrociati ad andare oltre lo sforzo minimo. Sorvolando sulla prova negativa di Andorra – in attesa di test meno scontati – restano il 2-0 ai danni del Portogallo e, soprattutto, la prova sofferta ma vinta di Budapest. Il classico trappolone nel quale la Svizzera di qualche tempo fa sarebbe cascata. Lo sgambetto che altre volte avrebbe significato il ruzzolone che rallenta la corsa, con il rischio di comprometterla. Già visto, molte volte. Chi non ha temuto, dopo la rete ungherese del 2-2, un terzo gol sinonimo di sconfitta beffarda? Un riflesso condizionato da un passato che di situazioni del genere ne ha regalate tante. Legittimo, quindi, temere il peggio, venerdì sera. Salvo però scacciare i brutti pensieri per effetto del gol, sì, ma quello della vittoria. Ecco il segnale: la Nazionale, questa Nazionale, ha qualcosa in più rispetto al passato. A una cifra tecnica non disprezzabile ha aggiunto una credibilità che ne fanno una squadra che può ambire a vincere il girone, senza mettere in preventivo la seconda posizione come traguardo massimo, come accadeva in passato. Tutto bene, quindi, non fosse che di fronte a esibizioni sconcertanti come quella di ieri sera, pur con le attenuanti del caso, vi è l’impressione che da certi limiti non si riesca proprio a smarcarsi. Tant’è, a bilancio vanno tre partite, tre vittorie e nove punti. Un successo parziale, ma anche un indizio, che però tale resterà almeno ancora per un paio di partite. Quantomeno fino al giro di boa delle qualificazioni. Virasse con il pieno di punti, ecco che, al di là di qualche caduta di stile, avremmo la prova alla quale Petkovic sta lavorando: Svizzera favorita. O Svizzera prima. Che solo a dirlo sembra una contraddizione, o una provocazione. Invece è realtà. O lo diventerà presto.

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