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11.07.2015 - 10:300
Aggiornamento : 15.12.2017 - 17:09

Bugie che fanno male

Una donna è entrata un anno fa nella sala operatoria della clinica Sant’Anna a Sorengo per asportare un piccolo tumore dietro il capezzolo ed è uscita senza due seni. Una donna mutilata per errore, che, oltre al dolore fisico, non ha avuto diritto alla verità. Quando abbiamo incontrato la signora Maddalena nella sua casa, quando ci ha raccontato la sua terribile storia – che ieri ha fatto il giro della Svizzera – la donna ci ha confidato che a farle più male, in realtà, sono state le bugie. Amputata nel corpo e presa per stupida. Ce lo ha ripetuto ancora ieri sera: «Sbagliare possono sbagliare tutti, anche il mio medico, ma avevo diritto alla verità. Il tentativo di insabbiare tutto mi ha davvero ferita e mi ha spinta a reagire anche per vie legali».
Come darle torto. Le versioni sono state tante. La prima: dopo l’intervento, il medico dice alla paziente che il tumore era più radicato e ha dovuto togliere entrambi i seni. La seconda: passati quattro mesi, la donna viene convocata dal medico che ammette l’errore in sala operatoria, parla di uno scambio di pazienti. La terza: ieri la clinica ammette l’errore e parla di un errore di identificazione del paziente. Davanti al procuratore pubblico che sta facendo l’inchiesta, il medico è stato chiaro: ‘Ero convinto di operare un’altra paziente’. Bene, perché non dirlo subito!
Questa storia lascia davvero l’amaro in bocca. E qualche dubbio resta: se la signora Maddalena non avesse segnalato il caso alla Commissione di vigilanza, avremmo mai saputo nulla di questa storia di malasanità? E la diretta interessata avrebbe continuato a pensare di avere un tumore più diffuso di quanto è in realtà?
La tempistica è davvero sospetta. Per quattro mesi, dopo il clamoroso errore in sala operatoria alla Sant’Anna, medico e clinica stanno zitti. Poi quando la signora segnala il caso alle autorità, si decide che la verità è un’altra. Ed esce dal cilindro la versione dell’errore medico. Solo coincidenze? Forse. Forse ci sono altre spiegazioni. Qui ci muoviamo nel campo delle ipotesi. Ma ognuno arrivi alle sue conclusioni.
Se nel rapporto con il paziente, a nostro giudizio, è mancata trasparenza e onestà, non è andata meglio con le autorità sanitarie del Cantone (il ministro Beltraminelli dice ‘mi aspettavo una segnalazione dal medico e dalla struttura’) e quelle penali (non è stata fatta nessuna denuncia alla magistratura).
Eppure la legge sanitaria impone agli operatori sanitari di informare la Procura di ogni caso di malattia, lesione… venuto a conoscenza nell’esercizio della professione. Ma per la clinica, l’obbligo di notifica non è dato per reati perseguibili solo a querela di parte come in caso di lesioni considerate semplici.
Apprendiamo con una certa sorpresa che due seni amputati per errore vengono considerati dalla direzione della clinica ‘lesioni semplici’. Infatti, per le lesioni gravi, quelle che lasciano la persona menomata, la denuncia è d’obbligo. Inoltre qui stiamo parlando di lesioni colpose e le cose cambiano. Ma lasciamo i cavilli giuridici agli avvocati. Ai giochi di specchi, preferiamo la trasparenza.
Una cosa però l’abbiamo capita: è ancora molto difficile per alcuni attori sanitari ammettere di avere sbagliato e assumersi le proprie responsabilità. Un clima di omertà che non fa bene alla sanità, perché solo segnalando gli errori (e ripetiamo tutti possono sbagliare, anche i bravi medici) si può migliorare la sicurezza per tutti. C’è chi lo fa. C’è chi non lo fa. E chi lo fa, solo, quando è costretto dagli eventi.

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