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Commento
21.05.2015 - 10:110

Grecia, tra il rischio fallimento e la tentazione di abbandonare l’euro

È un’idea che circola da almeno tre anni e proviene dal centro studi della Deutsche Bank. Fu proposta per evitare un’uscita traumatica della Grecia dalla moneta unica europea e per evitare il blocco del sistema dei pagamenti interni. Si tratta dell’introduzione di una moneta parallela all’euro (ribattezzata da Thomsa Mayer, capoeconomista di Deutsche Bank G-euro) che avrebbe validità soltanto all’interno della Grecia e per garantire le cosiddette ‘importazioni vitali’. All’epoca si era alla vigilia di un importante appuntamento elettorale (primavera del 2012) e si temeva che dalle urne uscisse vincitrice una formazione politica contraria alle riforme imposte dalla troika (Bce, Ue e Fmi). A distanza di tre anni quell’ipotesi – la vittoria di Syriza contraria all’austerity – si è avverata. Da mesi, ormai, si assiste a una trattativa infinita tra creditori (ex troika) e governo ellenico guidato da Alexis Tsipras. Il terzo pacchetto di aiuti (7,2 miliardi di euro) fatica ad essere varato. Anzi, si ha la netta impressione che né i creditori, né i debitori vogliano giungere a un accordo. I primi, in cambio del nuovo prestito, chiedono le solite riforme economiche: riduzione del perimetro della spesa pubblica, per usare un eufemismo e mercato del lavoro (pubblico e privato) più flessibile. I secondi non nascondono più il loro vero obiettivo che consiste in una ristrutturazione del debito. Lo ha affermato negli scorsi giorni lo stesso premier greco Tsipras. Ieri un portavoce del gruppo parlamentare di Syriza ha inoltre dichiarato che Atene non rimborserà la tranche di 310 milioni al Fondo monetario internazionale in scadenza il prossimo 5 giugno. Ricordiamo che tra luglio e agosto le scadenze – tra Bce e Fmi – ammontano a 6,55 miliardi di euro. E per un governo che si è ridotto a rastrellare oltre ai fondi degli enti locali, anche quelli non utilizzati dalle ambasciate e consolati in giro per il mondo, è un brutto segnale. Senza accordo entro il prossimo 5 di giugno, ultima ‘dead line’ il default è certo. E ieri non l’ha escluso nemmeno il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schaeuble. A questo punto è urgente la definizione di un piano ‘B’ e potrebbe quindi tornare utile anche quel ‘G-euro’ pensato in Germania. Il modello della Deutsche Bank prevede che il governo greco emetta obbligazioni per pagare i suoi debiti. Obbligazioni che diventerebbero il nucleo della nuova valuta. Questo strano animale – che non è un vero ritorno alla Dracma e nemmeno un abbandono repentino dell’euro – verrebbe utilizzato per i pagamenti interni, tra i quali stipendi e pensioni. Il G-euro sarebbe ovviamente destinato a una forte svalutazione nei confronti della moneta unica europea e delle altre valute internazionali. Il vantaggio per la Grecia sarebbero prezzi delle esportazioni e costo del lavoro più bassi rendendo più competitivo il Paese sui mercati esteri (compresa l’eurozona). Si realizzerebbe quella tanto auspicata svalutazione monetaria – impossibile in un regime di cambi fissi – senza più svalutare ‘il prezzo’ del lavoro, ovvero i salari. Inoltre la Grecia potrebbe decidere da sola se e quando tornare a un moneta forte e stabile o sganciarsi completamente e gradualmente dal cosidetto ‘eurosistema’.

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