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09.07.2020 - 12:47
Aggiornamento: 18:53

Le imprese scommettono sulla ripresa, anche in Ticino

Gli effetti della pandemia sono stati più forti al Sud delle Alpi, ma secondo gli esperti di Ubs le prospettive sono positive. Pil a -5,5% quest'anno. Poi su

Le aziende ticinesi hanno risentito oltremodo degli effetti della pandemia. Il 26 percento ha dovuto fermare completamente la propria attività durante il lockdown, molto più della media nazionale. Ecco perché un numero sempre crescente di imprenditori ticinesi è preoccupato per il proprio futuro professionale a breve termine. Nel medio periodo, invece, le prospettive sembrano rischiararsi notevolmente, molto più che nelle altre regioni linguistiche. Gran parte delle aziende ticinesi è convinta di essere in grado di tornare allo stesso livello di fatturato e di numero di collaboratori pre-crisi. È quanto emerge da un sondaggio effettuato da Ubs a livello nazionale per valutare l'umore delle imprese dopo la fase acuta della pandemia. 

La vicinanza geografica e la forte integrazione economica con la Lombardia ha fatto sì che il Ticino venisse colpito più duramente dalla diffusione del coronavirus rispetto al resto della Svizzera. Ciò ha indotto il Governo ticinese ad adottare regolamentazioni di lockdown più severe rispetto ad altri Cantoni svizzeri. 

Pessimismo nel breve termine...

Dal sondaggio, svolto tra il 20 maggio e il 9 giugno coinvolgendo 2'506 imprese in Svizzera (100 quelle ticinesi), è emerso che durante la crisi, il 63 percento delle aziende in Ticino ha dovuto ridurre il volume lavorativo, ricorrendo principalmente al lavoro ridotto. Si tratta di un dato sensibilmente più elevato rispetto alla media nazionale, dove solo il 47 percento è intervenuto adottando delle misure. Va considerato anche il fatto che, attualmente, in Ticino molte più aziende vedono minacciata la propria sopravvivenza rispetto alle altre parti del Paese. Se nella media svizzera il 10 percento delle aziende dubita della propria sopravvivenza nei prossimi dodici mesi, in Ticino questa percentuale sale al 18%.

...ma ottimismo nel prossimo futuro

La prospettiva a medio termine è però in netto contrasto con le stime sul breve periodo. L'80 percento delle aziende ticinesi prevede per il 2022 (tra due anni, ndr) un fatturato equivalente se non superiore a quello del 2019, l'8 percento in più rispetto alla media nazionale. Entro il 2022, l'87 percento delle aziende prevede di assumere lo stesso numero di dipendenti dello scorso anno, se non addirittura di più, in perfetta linea con la media nazionale.
Questa prospettiva è ampiamente supportata, spiegano gli esperti di Ubs. Pertanto, le aziende ticinesi nei settori della sanità, delle attività autonome, finanziarie e IT si sentono più ottimiste rispetto alle loro controparti nelle altre regioni. La prospettiva non è peggiore nemmeno nel settore edile, sebbene qui le aziende ticinesi abbiano dovuto ricorrere a misure ancora più radicali. Le aziende ticinesi sono inoltre più propense a trarre insegnamento dalla crisi da coronavirus rispetto alle loro controparti in altre aree del Paese.

In conclusione si può affermare che le aziende svizzere - comprese quelle ticinesi - scommettono sulla ripresa e nonostante il coronavirus sono sostanzialmente fiduciose per il medio termine: il 71% delle imprese interrogate nell'ambito di un sondaggio svolto da UBS prevede che nel 2022 avrà un fatturato uguale o superiore a quello del 2019.

Cresciute digitalizzazione e forme di lavoro flessibile

Il blocco di varie attività causato dalla pandemia ha costretto le società elvetiche a utilizzare sempre più forme flessibili di lavoro e soluzioni digitali. Le ditte intervistate hanno espresso la ferma intenzione di continuare a lavorare con questi strumenti anche dopo la recessione: negli ultimi mesi il 60% ha utilizzato il telelavoro e quattro aziende su cinque vogliono attenersi ad esso. Secondo UBS sussiste quindi una speranza giustificata che la crisi dia all'economia svizzera una spinta tecnologica a lungo termine.

Gli intervistati traggono ulteriori insegnamenti dalla crisi. Per essere meglio preparati a shock simili in futuro molti prevedono di investire nella digitalizzazione, aumentare le riserve finanziarie o adattare i prodotti e servizi. Le grandi aziende si affidano anche a una più approfondita analisi dei rischi.

A causa dell'epidemia e del confinamento quasi la metà delle aziende ha incontrato difficoltà di approvvigionamento. Ciò nonostante misure quali la cosiddetta internalizzazione (insourcing) o la ricollocazione domestica non sono considerate una priorità. Al contrario, le imprese si affidano maggiormente a provvedimenti rapidi e facili da implementare.

"È incoraggiante che una larga maggioranza delle imprese si attenda una ripresa nel medio periodo e sia pronta ad investire nella tecnologia", commenta Axel Lehmann, numero uno di Ubs Svizzera, citato in un comunicato. "Questo spirito di fiducia nel pensiero imprenditoriale e nell'azione sono i presupposti fondamentali affinché la Svizzera emerga più forte dalla crisi".

Tuttavia non si deve trascurare il fatto che le attese, e quindi anche la disponibilità a investire delle aziende, potrebbero essere oscurate nel caso di uno sviluppo negativo della pandemia. Il potenziale di ripresa macroeconomica sarebbe in questo caso tutt'altro che garantito. Gli esperti di Ubs ritengono che a seconda dei settori sino a un quarto delle imprese non riusciranno a tornare allo stesso numero di dipendenti pre-crisi.

A livello macroeconomico, per il 2020 Ubs si aspetta una contrazione del prodotto interno lordo del 5,5%, mentre nel 2021 è atteso un rimbalzo del 4,4%. Al fine di sostenere la ripresa la Banca nazionale viene invitata a mantenere i tassi negativi per un lasso di tempo prevedibile.

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