In vista del voto
11.11.2019 - 09:050

Per gli Stati palla al centro

Si dice della salute, che la si apprezza solo quando la si è persa. Domenica 17 novembre eleggeremo al ballottaggio i due rappresentanti ticinesi nel Consiglio degli Stati. Sarà riconfermata la fiducia a due politici moderati? Il centro manterrà la sua salutare forza (27 dei 46 seggi) nel Consiglio degli Stati? Il contesto politico internazionale ed europeo, agitato da significative proteste popolari e da conflitti, dovrebbe invitare l’elettore a mantenere quei capi saldi del sistema politico svizzero, che sono la solidità e la stabilità delle istituzioni. La conferma di una maggioranza centrista nel Consiglio degli Stati è un tassello fondamentale di questa stabilità. La Camera dei Cantoni, oltre a rappresentare questi ultimi, modera spesso le proposte del Consiglio nazionale. È noto a tutti che negli ultimi anni la chiamata alle urne per votazioni su iniziative e referendum è aumentata. Anche troppo. Questo incremento, che mette il nostro sistema politico sotto pressione, si spiega con la maggior facilità nella raccolta delle firme, ma anche con il rafforzamento nell’ultimo ventennio degli estremi dello scacchiere politico a scapito dei partiti di centro. Pensare di trovare in Svizzera soluzioni concrete alle sfide ambientali, ai costi della salute, alla riforma del sistema pensionistico, ai rapporti con l’Ue, al mondo del lavoro e all’evoluzione del digitale con la contrapposizione dei due blocchi rossoverde e Udc è pura illusione. Una lucida analisi dovrebbe portare l’elettore ad evitare inopportune polarizzazioni nella scelta dei consiglieri agli stati, e preferire due politici di centro, capaci e propensi alla ricerca di compromessi quali Giovanni Merlini e Filippo Lombardi. Tanto più che gli altri candidati Marina Carobbio e Marco Chiesa sono già Stati comodamente riconfermati in Consiglio nazionale. La predisposizione al compromesso costruttivo dei rappresentanti del centro è evidente, sia nella sostanza delle proposte politiche, che nel metodo. La capacità di trovare soluzioni condivise, anche se poco eclatanti, è l’essenza della politica svizzera. Dovrebbe ancora costituire, accanto alle qualità personali dei candidati, un criterio di scelta decisivo.

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