In vista del voto
08.10.2019 - 18:140

Legge CO2: quanto costeranno queste misure, chi paga?

Dopo che in prima battuta, grazie al solito gioco dei veti incrociati, Ps e Verdi da un lato e Udc dall’altro avevano affossato al Consiglio nazionale la revisione della legge sul CO2, la stessa è approdata al Consiglio degli Stati che nel corso della recente sessione ha elaborato una versione decisamente più incisiva rispetto a quella proposta dal Consiglio federale. Non nascondo che il progetto di legge che ne è scaturito mi lascia perplesso, anche se è stato probabilmente condizionato dal clima di campagna elettorale che deve avere contagiato parecchi senatori, soprattutto dell’area borghese. Prima di vedere più in dettaglio le singole misure proposte, vale la pena fare qualche premessa sul tema del CO2. La questione appare decisamente complessa e controversa. Personalmente ritengo che atteggiamenti estremi come la negazione dei cambiamenti climatici e l’isteria che è nata attorno ai medesimi siano fuori luogo. Io credo che, con un minimo di onestà intellettuale, dobbiamo riconoscere che un cambiamento a livello del clima non possa essere negato e lo stesso sia in buona parte imputabile alle attività umane. Le preoccupazioni della popolazione, e non solo dei giovani, sono quindi legittime e la situazione ci impone di affrontare seriamente questo tema cruciale. La prima considerazione da fare è che siamo di fronte a un problema globale, che richiede quindi risposte globali. Basti infatti pensare che le emissioni di CO2 emesse dalla Svizzera, rappresentano lo 0,1% (cioè 1/1000) di quelle di tutti i Paesi del mondo (mentre la Cina da sola incide per il 25%!). Detto in altri termini, anche nell’ipotesi in cui da domani riuscissimo ad azzerare le emissioni di CO2, l’impatto complessivo sarebbe praticamente nullo e quindi impercettibile. Questo dato di fatto non deve tuttavia diventare un pretesto per non fare nulla, anzi! Giusto dunque che anche la Svizzera dia il proprio contributo e sia anche da esempio per gli altri, ma senza la pretesa di voler salvare da sola il pianeta, come invece molti vorrebbero far credere. Fatto sta che al di là dei grandi proclami, alla fine con queste misure fatte di un mix di divieti e restrizioni da un lato e da tasse e balzelli dall’altro ad essere chiamati alla cassa saranno soprattutto il ceto-medio (e in particolare chi vive nelle zone periferiche come il Ticino) e ovviamente anche le aziende. Ma vediamo allora di capire concretamente di cosa stiamo parlando, prendendo solo tre dei provvedimenti decisi dagli Stati. Innanzitutto l’aumento del prezzo della benzina di 12 cts. al litro a partire dal 2025 comporterà un incremento di costi annuo di ca. 200-250 fr./anno (per un auto che percorre 20-25'000 km/anno); l’aumento pure previsto con la tassa sulla nafta da riscaldamento verrebbe a costare 54 cts al litro più di oggi, che per un appartamento di 100 mq equivale a maggior costi di riscaldamento di oltre 1’000 fr./anno; non da ultimo la prospettata tassa sui biglietti aerei da 30 a 120 fr. per una famiglia di 4 persone che ad esempio vola a Londra, comporterebbe un supplemento di spesa compreso fra 200 e 400 fr. E questi nuovi oneri sono solo una parte di quelli che ricadrebbero sulla popolazione, senza contare che a seguire ne arriveranno altri. Personalmente sono convinto che sia giusto pretendere che la Svizzera faccia la sua parte e che cittadini e aziende debbano assumersi degli oneri ma a due precise condizioni: la prima è che vi sia una strategia condivisa almeno a livello europeo, mentre la seconda è che tali oneri siano ragionevoli e sostenibili per l’economia, in particolare per l’industria d’esportazione già in difficolta per il franco forte e soprattutto per il ceto medio, che risulta la categoria in assoluto più tartassata. Per affrontare questa sfida epocale ci vuole sì coraggio, ma anche un sano realismo, buon senso e ragionevolezza se vogliamo evitare che questo difficile esercizio si trasformi in un boomerang come successo in Francia con i gilet jaunes.

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