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17.09.2019 - 18:540

Mercato del lavoro: strategia frontalieri?

Il recente aumento di frontalieri in Svizzera non è certo passato inosservato, in particolare in Ticino, dove si è registrata una crescita maggiore in confronto ad altri cantoni di frontiera.

Negli ultimi anni, la propaganda anti-frontalieri di alcuni partiti è stata particolarmente appagante sul profilo elettorale, facendo leva in modo particolare sui sentimenti originati da tematiche come la sottrazione dei posti di lavoro ai “nostri”, il dumping salariale o persino l’inquinamento ambientale generato. Alla luce dei fatti, e con cifre alla mano, questa strategia è stata un fallimento, sia dal profilo politico che economico.

Nella realtà, i meccanismi del mercato del lavoro sono molto più complessi e possono avere considerevoli falle che meritano una maggiore attenzione, come l’incapacità del mercato del lavoro ticinese di assorbire le persone in cerca d’impiego, nonostante al momento attuale esse siano in numero notevolmente inferiore rispetto a quello dei frontalieri.

Gli osservatori hanno potuto notare che nel mercato ticinese, nonostante esso si trovi in un periodo positivo rispetto al contesto internazionale, si rileva un progressivo aumento dell’occupazione a tempo parziale, della sotto-occupazione. La vera sfida è il reinserimento del personale disoccupato e la stretta sorveglianza di quelle ditte che non osservano le basilari regole di responsabilità d’impresa, ad esempio assumendo personale sottopagato, sia esso svizzero o straniero, o peggio ancora, assumendo personale non dichiarato. L’aumento dell’occupazione a tempo parziale è un segnale preoccupante per chi è costretto ad accettare un posto di lavoro a tempo inferiore di quello desiderato. Ciò capita sovente alle categorie più discriminate, in particolare alle donne, ai giovani, e agli over 50. Questi ultimi poi, sono quelli che hanno maggiori difficoltà nel reinserimento professionale e devono perciò essere maggiormente supportati. Si osserva poi che, per ovviare alla sotto-occupazione, sono in aumento le persone che svolgono più di un lavoro, e le donne si riconfermano come la categoria più a rischio e che necessita supporto.

Va inoltre notato che, a volte, la riduzione della percentuale lavorativa non sempre subentra in seguito a difficoltà aziendali. Questo modus operandi nuoce fortemente a livello sociale, diventando un boomerang, in quanto si va ad attingere dal precario capitale finanziato dall’assicurazione contro la disoccupazione.

Nel mercato del lavoro vale perciò la regola di non chiudere le frontiere ma è imperativo fermare gli abusi e supportare le categorie più penalizzate, ad esempio grazie al potenziamento della sorveglianza del mercato del lavoro, alla sensibilizzazione dei datori di lavoro e di coloro che, loro malgrado, accettano di lavorare in pessime condizioni. In ultima analisi, è necessario riorganizzare e perfezionare il sistema, piuttosto che fare interventi plateali che ahimè suonano bene solo nella propaganda.

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