In vista del voto
17.09.2019 - 18:510

Opponiamoci da sinistra all’Ue e alla Nato: per il lavoro e la pace!

In vista delle imminenti elezioni federali, è importante che una sinistra di classe s’impegni per determinare la sua posizione in merito al ruolo della Svizzera nell’attuale contesto geopolitico. Si tratta infatti di una scelta che comporta pesanti ripercussioni anche sui più importanti livelli della politica interna. In questa tornata elettorale il Partito comunista si presenta quindi nell’unica coalizione progressista contraria all’Ue e alla Nato: entrambi organismi che minacciano di alimentare anche in Svizzera, rispettivamente, politiche contro il lavoro e la pace.

Uno dei principali punti del programma elaborato dal Partito comunista con i Verdi e il ForumAlternativo è quello riguardante i rapporti tra la Svizzera e l’Ue. Riteniamo infatti che siano proprio questi ad aggravare la situazione già precaria dei lavoratori, sopratutto ticinesi. Il degrado delle condizioni di lavoro, dovuto anche a una legislazione troppo debole in materia, viene aggravato dagli accordi di libera circolazione, che creano un inasprimento del fenomeno del dumping salariale. Al fine di tutelare i nostri lavoratori è necessario quindi che la Svizzera, oltre a rafforzare le misure d’accompagnamento, ridimensioni la sua dipendenza dall’Ue. Il nostro governo dovrebbe quindi respingere la conclusione dell’accordo quadro poiché farebbe sì che, in alcuni settori, la legislazione svizzera debba adeguarsi con molta più facilità agli sviluppi del diritto dell’Ue. Inoltre, occorre rigettare il cosiddetto “miliardo di coesione” poiché lo stesso, con un importante dispendio di denaro pubblico, finirebbe nelle mani dei governi dell’Est che, obbedendo ai diktat della Banca Centrale Europea, sono in prima linea nelle privatizzazioni e nei tagli allo stato sociale.

La Svizzera deve opporsi a ogni forma di sfruttamento da parte delle potenze occidentali e delle multinazionali (a partire dalle nostre). Bisogna lottare con forza contro le offensive militari, economiche e mediatiche che destabilizzano Paesi sovrani solo per avere il via libera e sfruttarne le risorse naturali e i lavoratori locali. La Svizzera dovrebbe invece impegnarsi per lo sviluppo di una cooperazione paritaria con i Paesi emergenti e per una risoluzione pacifica delle tensioni internazionali, valorizzando la propria neutralità e arrestando le proprie collaborazioni militari con la Nato e l’Ue, entrambe organizzazioni che promuovono interventi bellici all’estero e che servono gli interessi del grande capitale.

Per contestare le politiche ultraliberiste veicolate dall’Ue, nonché le mire espansioniste a guida statunitense incarnate dalla Nato, la Svizzera non deve quindi temere di salvaguardare la propria sovranità nazionale e la propria neutralità: che questi ultimi non siano valori evocati soltanto dalle destre! Nel contempo, soprattutto a fronte della crisi che sta attraversando l’occidente, essa dovrebbe aprirsi anche ai Paesi emergenti nell’ottica di diversificare i propri partner commerciali e favorirei un mondo multipolare.

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