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Lettere dei lettori
 
26.11.2021 - 07:200

Sì, per una scelta di testa e non di pancia

Il Covid sta avendo un effetto collaterale per certi versi inatteso: sta dividendo l’opinione pubblica. Benché la maggioranza ha fiducia nelle istituzioni e nella scienza, resta il fatto che la spaccatura è netta. Ebbene, in vista del voto di domenica il mio invito è di non soffermarci sulle divisioni di fondo. Restiamo concentrati sui temi in gioco. Non ragioniamo con la pancia. Occorre infatti sgombrare il campo da un equivoco in cui potrebbero cadere in molti, specie i più arrabbiati: il voto non è lo strumento per esprimere la propria insoddisfazione verso la politica di gestione della pandemia (sempre perfettibile, per carità, ma ricordiamo che tutti i Paesi del Mondo si sono trovati a gestire una situazione mai creatasi prima). Votare Sì al referendum sulla legge Covid-19 serve piuttosto a evitare che le recenti modifiche di legge non siano più in vigore dal 19 marzo 2022. I fondamentali aiuti finanziari devono essere mantenuti per aiutare le aziende a pianificare, quindi a garantire i posti di lavoro. Parliamo di: imprese, lavoratori autonomi, operatori della cultura, club sportivi e gli asili nido. Votare No susciterebbe invece grande incertezza. E quando l’economia deve muoversi al buio, il rischio crisi è elevato. Davvero vogliamo azzoppare la ripartenza? In gioco c’è anche altro. Se le modifiche di legge verranno respinte, dal prossimo 19 marzo non potranno più essere emessi i certificati Covid-19, nemmeno per spostarsi all’estero. Detto in altri termini, è certamente preferibile l’obbligo di certificato piuttosto che misure più drastiche, come ad esempio le chiusure o il divieto di svolgere determinate attività. Manca poco per uscire dal tunnel. Non mettiamoci i bastoni tra le ruote.

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