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05.04.2019 - 18:040

Critica al Climatestrike

Durante la manifestazione a Bellinzona, lo scorso 15 marzo, la delusione per le parole degli organizzatori in alcuni momenti è stata molta. Lo sciopero per il clima sarebbe dovuto servire per sensibilizzare la classe politica facendo adottare al cantone misure più “verdi”, ma le proposte ribadite durante i discorsi sono più misure sociali che rivoluzioni per ridurre i gas serra. L’idea dei trasporti pubblici gratuiti, nonostante condivida il principio, non è una proposta utile per l’ambiente. Gli studenti già utilizzano i mezzi pubblici che sono, rispetto all’automobile, economicamente molto più vantaggiosi. I trasporti, inoltre, durante gli orari in cui gli studenti escono da scuola sono sempre pieni, segnale che vengono utilizzati dai più giovani (nonostante il prezzo). L’unica proposta sensata dal punto di vista climatico  per quanto riguarda i trasporti pubblici è quella di aumentare la frequenza e l’ecosostenibilità. E per farlo è anche  necessario riportare nelle città i tram e i filobus, nelle valli i trenini e introdurre un sistema di bikesharing cantonale o federale.
Per quanto riguarda il  problema della CO2 (principale gas a effetto serra) bisogna sfatare il mito che il singolo possa fare la differenza con piccole e semplici azioni. Secondo lo studio della Cdp (Carbon Disclosure Project) il 71% dell’anidride carbonica emessa nell’aria negli ultimi 30 anni è riconducibile ad appena 100 aziende e le quantità sono a dir poco sbalorditive. Infatti, non si sta parlando di quintali o tonnellate bensì di gigatonnellate. Le piccole azioni quotidiane come riciclare un fazzoletto di carta o buttare il mozzicone della sigaretta nel cestino (come spesso sentito nei discorsi degli organizzatori della manifestazione) non potranno salvare il mondo. L’unica possibilità che abbiamo è quella di accompagnare a queste piccole azioni quotidiane (trascurabili per il calcolo del CO2 prodotto nel globo, ma utili per sensibilizzare la popolazione) una forte azione di boicottaggio per le multinazionali e le aziende che hanno un forte impatto ambientale. Un futuro nel quale nei bagni dei licei non sia più presente la carta per le mani e gli orinatoi non usino più acqua, ma nei corridoi tutti abbiano usato l’aereo e indossino le scarpe di marca non sarebbe comunque ecosostenibile. Infatti, anche se molti pensano che la Svizzera e il nord del mondo inquinino poco siamo comunque i maggiori colpevoli poiché, avendo delocalizzato il settore primario e secondario, abbiamo anche delocalizzato la produzione di gas a effetto serra.
Per concludere faccio un appello a tutta la popolazione, ma sopratutto a quelli che siederanno in governo  e in parlamento: continuiamo ad agire nel nostro piccolo e cerchiamo di fare il possibile nella nostra quotidianità per rallentare il riscaldamento climatico, ma soprattutto agiamo a livello politico votando un parlamento che sia davvero deciso a fare qualcosa, promuovendo iniziative a livello federale che facciano gli interessi del pianeta (i nostri interessi) e non quelli dei lobbisti.

 

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