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18.3.2017, 10:402017-03-18 10:40:00
Susanna Petrone

Il rinoceronte è a rischio

Pochi lo sanno, ma i rinoceronti sono comparsi sulla terra circa 40 milioni di anni fa e si sono diffusi in Asia, Africa, Europa e Nord America. Delle 30 specie iniziali ne rimangono solo 5...

Pochi lo sanno, ma i rinoceronti sono comparsi sulla terra circa 40 milioni di anni fa e si sono diffusi in Asia, Africa, Europa e Nord America. Delle 30 specie iniziali ne rimangono solo 5 che vivono in Africa e Asia.
I rinoceronti asiatici sono divisi in tre specie diverse: quello indiano, di Giava e di Sumatra. In totale sono 3’200 rinoceronti che vivono in piccole aree isolate. Del rinoceronte di Giava sono rimasti appena 60 esemplari e rischiano di scomparire per sempre nei prossimi anni. A differenza dei loro parenti africani, che vivono prevalentemente nella savana, i rinoceronti asiatici si rifugiano nelle foreste tropicali. La specie originaria di Sumatra è la più minuta, un esemplare pesa mediamente “solo” 600-900 kg e ad oggi se ne contano appena 250 esemplari circa.
Le specie di rinoceronti africani sono invece due: il rinoceronte nero – che si trova in grave pericolo di estinzione, infatti la situazione è talmente disperata che di due sottospecie del rinoceronte nero rimangono soltanto un paio di esemplari – e il rinoceronte bianco, che invece fortunatamente sta sopravvivendo, soprattutto nelle aree protette. Contrariamente a quanto possa far pensare il nome, la pelle di entrambi è del medesimo colore: grigio. L’apparente diversità di colorazione è dovuta semplicemente al fango in cui sguazzano questi possenti animali, che può essere scuro oppure calcareo, cioè di colore biancastro. Il rinoceronte bianco può raggiungere il ragguardevole peso di 2’700 chili. È la specie che ha sviluppato la forma di vita sociale più complessa: mentre le altre varietà di rinoceronte sono per lo più solitarie, il rinoceronte bianco vive in gruppi che possono raggiungere fino a quattordici elementi.
Gli attuali dati ci fanno capire che a causa della “guerra dei corni” rischiamo di perdere per sempre un animale che esiste da milioni di anni e che, dopo l’elefante, è l’animale terrestre più grande al mondo. Il WWF lavora costantemente per fermare i bracconieri, chiede pene severe nel caso di mancato rispetto della legge sul bracconaggio, fa in modo che le comunità locali vengano coinvolte di più e chiede maggiori controlli al fine di evitare che il corno di rinoceronte, ma anche l’avorio e le carcasse di tigri, riescano ad attraversare i confini. Insieme allo IUCN (The World Conservation Union) lavoriamo attivamente per la conservazione delle popolazioni di rinoceronti rimaste. Ciò include inoltre l’assistenza ai governi nei loro sforzi per proteggere le specie contro il bracconaggio e preservare ciò che resta del loro habitat, favorire la riproduzione in cattività, e la pressione sui Paesi perché vietino qualsiasi commercio dei corni.

18.3.2017, 10:102017-03-18 10:10:00
Susanna Petrone

La guerra dei corni!

Qualche settimana fa, ha fatto il giro del mondo la notizia della morte di Vince, un rinoceronte bianco che si trovava all’interno dello zoo di Thoiry, alle porte di Parigi.Vince non è morto di...

Qualche settimana fa, ha fatto il giro del mondo la notizia della morte di Vince, un rinoceronte bianco che si trovava all’interno dello zoo di Thoiry, alle porte di Parigi.
Vince non è morto di vecchiaia e neanche di malattia. No. È stato ucciso dai bracconieri. Sembra una storia assurda, eppure è quello che hanno fatto pur di impossessarsi del suo corno. Non era mai successo in Europa e nessuno poteva immaginare che i bracconieri arrivassero a tanto. Questi criminali sono disposti a tutto: un corno di rinoceronte può fruttare fino a quarantamila euro sul mercato nero. I maggiori consumatori si trovano in Asia, dove il corno viene venduto come “pozione magica” in grado di “guarire” qualsiasi malanno. In Vietnam, il corno di questo animale è considerato un bene di lusso, in quanto gli si attribuiscono proprietà curative e lo si utilizza come ricostituente contro gli effetti negativi del consumo di alcolici. Si è arrivati addirittura a considerarlo come una preziosa forma di investimento. Inutile dire che il corno di rinoceronte è composto dallo stesso materiale delle nostre unghie e quindi non può guarire nulla.

I numeri
Nel 2016, grazie agli sforzi del WWF, in Sudafrica il numero di rinoceronti morti per mano di bracconieri è calato del 6 per cento.
Ma non è ancora abbastanza. Nel 2016, infatti, si contano ancora 1’054 rinoceronti uccisi. Nel 2007 erano “solo” 13. L’80% di questi animali vive in Sudafrica e un altro 15% si trova fra la Namibia e lo Zimbabwe, dove, da qualche anno a questa parte, i bracconieri hanno iniziato a colpire. Il 90% di questi animali che viveva in Kenya invece ora è sparito. Negli ultimi anni – grazie ai progetti del WWF – la popolazione di rinoceronti africani è aumentata con un tasso di crescita del 7% per il rinoceronte bianco e del 4,8% per il rinoceronte nero. Nonostante il quadro sia drammatico, è ancora possibile sperare. Verso la fine del XIX secolo sembrava che il rinoceronte bianco fosse irrimediabilmente votato all’estinzione, invece oggi se ne contano oltre 14mila esemplari. Anche gli effettivi di rinoceronte nero hanno registrato un discreto aumento rispetto alla metà degli anni 90, passando da 2’400 a oltre 4mila unità. Insieme al network TRAFFIC (Trade Records Analysis of Flora and Fauna in Commerce) combattiamo il commercio illegale di specie, e favoriamo lo spostamento di rinoceronti neri per mantenere stabile la riproduttività delle popolazioni nella zona di KwaZuku-Natad (dove purtroppo il bracconaggio è aumentato del 36%).

18.3.2017, 08:082017-03-18 08:08:56
Matteo Caratti @laRegione

Ogni sabato in famiglia con #gaia #WWF

Cari giovani e cari genitori, l’avete scoperta per la prima volta la scorsa settimana ed è ritornata puntuale anche questo sabato. Anzi, la potrete leggere tutti i sabati. Di...

Cari giovani e cari genitori, l’avete scoperta per la prima volta la scorsa settimana ed è ritornata puntuale anche questo sabato. Anzi, la potrete leggere tutti i sabati.
Di che cosa stiamo parlando? Della nuova pagina #gaia #WWF curata da Susanna Petrone che ‘laRegione’, in collaborazione col WWF, ha deciso di offrirvi settimanalmente. Un’occasione di lettura, di riflessione, forse anche – lo speriamo vivamente – di discussione in famiglia, partendo da realtà vicine e lontane a noi, ma che tutte prima o poi finiscono per interpellarci. La scorsa settimana – non poteva essere altrimenti – siamo partiti col simbolo, il panda. Oggi è la volta di un altro animale a rischio, il rinoceronte. Ma non mancano purtroppo anche le occasioni per riflettere sui rischi per i rospi di casa nostra. Avete idee e proposte? Non esitate a farvi avanti. La missione del WWF, che vuol porre un freno alla distruzione dell’ambiente e costruire un futuro in cui uomo e natura possano vivere in armonia, è vitale per tutti.

11.3.2017, 10:002017-03-11 10:00:42
@laRegione

La deforestazione: una minaccia

Per poter vivere, il panda gigante ha bisogno di tanto bambù. Purtroppo, con la crescente erosione e frammentazione del suo habitat, questo splendido animale rischia letteralmente di...

Per poter vivere, il panda gigante ha bisogno di tanto bambù. Purtroppo, con la crescente erosione e frammentazione del suo habitat, questo splendido animale rischia letteralmente di morire di fame. Il panda, infatti, è molto selettivo nell’alimentazione. Mangia quasi solo bambù. E proprio questa pianta è colpita dalla deforestazione, spesso illegale e finalizzata a creare nuovi insediamenti, strade e terreni coltivabili. Quindi, pezzo dopo pezzo, il panda vede sparire la sua fonte di cibo e il suo spazio vitale. 

In passato i panda, durante i periodi di rifioritura del bambù, potevano trasferirsi in altre zone della Cina. Purtroppo, oggi sono costretti a vivere confinati in piccoli “isolotti” di bosco, dove patiscono la fame e l’isolamento. Migrare è diventato praticamente impossibile, perché li espone al rischio di cadere vittime del traffico. Restando isolati, aumenta anche il rischio di malattie, visto che la riproduzione tra consanguinei li rende più vulnerabili. 

Su pressione del Wwf, si sta muovendo finalmente anche il governo cinese: negli ultimi 35 anni sono state create 67 aree protette per il panda. Inoltre, le varie popolazioni sono state collegate da cosiddetti corridoi verdi, che consentono loro di spostarsi tra una zona e l’altra senza pericolo. Questi corridoi verdi sono importanti e permettono ai panda di riattivare gli scambi genetici essenziali per la conservazione della specie. 

Il Wwf collabora da anni con veterinari di diverse riserve (tra queste c’è quella di Wolong), che si prendono costantemente cura di questa specie. Inoltre si usano le “camera traps”: si tratta di telecamere ad alta tecnologia – collegate fra di loro per via satellitare – che riprendono ogni momento del ciclo biologico dei panda segnalando eventuali pericoli per la loro sopravvivenza.

Molte famiglie della zona spiegavano che era indispensabile tagliare gli alberi e le piante di bambù per poter riscaldare le case e cucinare. Per questo motivo, sono stati avviati diversi progetti. Il Wwf ha promosso un impiego più efficiente delle risorse da parte della popolazione, ha appoggiato e incentivato fonti di reddito sostenibili alternative, come l’ecoturismo e l’apicoltura. Ed infine: molti agricoltori possiedono maiali. Grazie agli escrementi dei maiali viene creato biogas. In parole povere: le famiglie della zona possono vivere senza sottrarre l’habitat al panda.

11.3.2017, 09:292017-03-11 09:29:01
@laRegione

Il Panda un simbolo

Nelle fitte foreste di bambù della Cina sud-occidentale, in una regione avvolta dalla nebbia, vive uno dei mammiferi più rari e – per noi del Wwf - più belli al mondo: il panda gigante. Di questo...

Nelle fitte foreste di bambù della Cina sud-occidentale, in una regione avvolta dalla nebbia, vive uno dei mammiferi più rari e – per noi del Wwf - più belli al mondo: il panda gigante. Di questo animale “in bianco e nero” – parente lontano del nostro orso bruno – esistono ancora solo 1’864 esemplari. Come tutti sapranno, il panda è il nostro simbolo e lo è diventato proprio perché il suo habitat è a rischio oramai da decenni. All’inizio dell’anno ha fatto il giro del mondo la notizia che il panda non fosse più un animale minacciato. Questo perché secondo l’ultimo censimento, la popolazione dei panda è in leggera ripresa. Un successo per tutti noi, ma il panda è ben lungi dall’essere in salvo. 

Caratteristiche

Il panda gigante ha un appetito insaziabile di bambù. In media un esemplare adulto passa dodici ore al giorno a mangiare. Ci vogliono fra i 30 e i 40 chili di bambù per saziare il suo appetito quotidiano. In pratica, viene da pensare che non faccia altro durante il giorno. E diciamocelo: il panda adora sedersi e sgranocchiare pacificamente teneri germogli, che tiene fra le zampe. In realtà non è così sedentario come si potrebbe immaginare. Anzi, è un animale che sa essere agile quando c’è da salire su un albero ed è persino un ottimo nuotatore. Di tanto in tanto, infatti, mangia anche qualche pesce o piccoli animali. Ma allora perché passa metà giornata a mangiare bambù? Semplice: i panda digeriscono solo un quinto di quello che mangiano. Il bambù, infatti, non è molto nutriente.

Habitat

Questo animale è molto solitario e riservato. Si potrebbe quasi dire, timido. Non si avventura mai in zone abitate. I maschi hanno un senso dell’olfatto molto sviluppato, per evitare gli altri maschi e per scovare dove si trovano le femmine. Cinque mesi dopo l’accoppiamento, nasce un cucciolo (al massimo due). Alla nascita i piccoli sono ciechi e per tre mesi dipendono completamente dalla madre. Quello che si sa sui panda, lo si è appreso tramite le osservazioni fatte da esperti nei vari zoo del mondo. Infatti, è quasi impossibile osservarli. Noi preferiamo saperli liberi, anche perché essendo così riservati, amano la solitudine, la vastità e l’umidità delle montagne. Un tempo il panda viveva in tutta la zona sud-est della Cina, oltre che nei vicini Myanmar e Vietnam settentrionale, ma l’espansione e lo sviluppo della popolazione umana lo hanno confinato in piccole aree della Cina sud-occidentale. 

Oggi il panda continua ad essere in pericolo di estinzione.