Il Parlamento non ascolta le proteste popolari di Madrid. Il no alle misure per contrastare l'emergenza abitativa arriva dalle destre

Il Congresso spagnolo ha rigettato i due decreti contro l'emergenza abitativa. Sono stati decisivi i voti di Partito Popolare, Vox, e della forza catalanista Junts per Catalunya, che con 178 contrari (172 i favorevoli) hanno fatto abrogare le misure adottate dal governo Sánchez per contrastare le proteste popolari. Ironicamente il leader del partito Vox, ossia Santiago Abascal, contrario al decreto, è omonimo della signora María del Carmen Abascal, la donna anziana sfrattata. Conosciuta come Maricarmen, l'87enne non era in grado di pagare l'affitto poiché la società immobiliare "Urbagestión" aveva aumentato in modo insostenibile il canone. Il suo caso è stato la goccia che ha fatto traboccare il vaso, portando migliaia di cittadini a manifestare contro la crisi abitativa.
KeystoneManifestanti a MadridIl decreto bocciato conteneva le principali misure per l'emergenza casa, come il blocco degli sfratti delle persone vulnerabili fino al 2030, lo stop agli acquisti di immobili da parte dei cosiddetti "fondi avvoltoi" di speculazione immobiliare, le sovvenzioni per l'acquisto della prima casa e gli interventi di edilizia abitativa per alloggi con canoni accessibili. Mercoledì scorso il decreto era entrato in vigore in modo provvisorio e aveva già evitato numerosi sgomberi. Anche un secondo decreto in votazione alla Camera bassa è stato respinto con 166 "sì" e 184 "no". Conteneva altri provvedimenti nella stessa materia, come il rinnovo automatico per due anni dei contratti di affitto in scadenza fino al 2028.
Secondo l'agenzia di stampa Efe, si sono opposti deputati di Junts e del Partito Nazionalista Basco (Pnv), due formazioni che nel corso dell'attuale legislatura hanno spesso votato nel blocco di maggioranza. Prima della votazione, il premier Pedro Sánchez aveva fatto appello ai deputati delle destre per un voto a favore dei provvedimenti. "Vi chiedo di pensare alla gente comune che ha più bisogno di essere protetta. Dimenticate i calcoli ideologici. Se oggi i decreti decadono, il danno al nostro Paese sarà immenso", ha assicurato il leader socialista, "e questa volta non sarà colpa della Troika né dello spread né delle banche: sarà di coloro che votano no". Sánchez ha ripetuto il suo appello e la sua "preghiera" di votare a favore, perché "la storia vi giudicherà prima di quanto pensiate e con più durezza di quanto immaginiate", ha concluso.
KeystonePedro Sánchez in ParlamentoSubito dopo la votazione, da fuori il parlamento, si sono levate le urla di migliaia di cittadini manifestanti: "I vostri profitti, la nostra miseria!" e "Subito sciopero generale!". A riassumere i sentimenti della piazza è la portavoce del "Sindacato degli inquilini" Valeria Racu, che ha affermato "Quello che si è visto oggi è ridicolo e non abbiamo intenzione di sopportare tutto ciò. Il tempo dei politici è finito. Questo non significa che sia finito anche il tempo della politica: la politica è in strada ed è qui dove continueremo a stare". I manifestanti sono tornati in Puerta del Sol, dove hanno fatto appello a una "mobilitazione di massa" questa sera alle 20, nell'accampamento nel cuore di Madrid. Mentre oltre 50 manifestazioni sono state indette da organizzazioni sociali, sindacati degli inquilini, e associazioni in 50 città spagnole per domani.
Il governo Sanchez valuta l'ipotesi di convocare elezioni anticipate sulla fine della legislatura nel 2027. Il voto contrario ha reso visibile la mancanza di una maggioranza parlamentare progressista nel Parlamento e, secondo fonti governative riportate dall'online elDiario.es, il premier potrebbe convocare le urne per il prossimo 29 novembre. Tuttavia, dalla Moncloa invitano alla "calma". Quanto accaduto oggi in Aula viene definito molto grave, ma si richiama a un periodo di "riflessione", che potrebbe avvenire questo stesso fine settimana, sulla decisione del premier su un ritorno anticipato alle urne.