Nuovi raid israeliani in Libano, quattro morti e oltre venti feriti a Nabatieh
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Nuovi raid israeliani in Libano, quattro morti e oltre venti feriti a Nabatieh

Beirut denuncia una ‘pericolosa escalation’ e invoca l'intervento internazionale, mentre Israele giustifica le azioni come risposta a ‘minacce immediate’ di Hezbollah.

6 settembre 2026
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In Libano è sempre in vigore, almeno formalmente, una tregua, ma il conto delle vittime di guerra continua a non fermarsi. Gli aggiornamenti più recenti sono arrivati nel corso di una domenica in cui nel sud, dove è segnalata la presenza di Hezbollah, è tornato a scorrere abbondante sangue, a causa di raid attribuiti a Israele: da Beirut si parla di almeno quattro persone uccise, tra cui due donne, e oltre 20 feriti in attacchi concentrati nell'area di Nabatieh.

Episodi sommatisi a quelli che hanno colpito nelle 36 ore precedenti sia questa zona sia quelle di Tiro e Beqa Ovest, provocando altri 5 morti e 24 feriti, sempre secondo le autorità libanesi.

Israele, parte accusata di questa ennesima fiammata di violenze, sostiene di essere stato costretto ad agire così per "sopprimere minacce immediate". L'IDF ha infatti denunciato "violazioni della tregua" da parte di Hezbollah negli ultimi giorni, imputando alla milizia filo-iraniana alcuni attacchi con droni contro militari israeliani operativi nella "zona di sicurezza", area cuscinetto nel Libano sud considerata vitale dal governo di Benjamin Netanyahu. In questi possibili raid non sono stati riportati feriti tra i soldati, ha aggiunto l'esercito israeliano.

Beirut, invece, punta il dito direttamente contro il Paese vicino, sostenendo che si stia rendendo protagonista di una "pericolosa escalation" con "vittime innocenti". E invoca l'intervento "degli Stati Uniti e della comunità internazionale" per evitare che il conflitto, per cui sono già morte oltre 4.300 persone dallo scorso marzo, degeneri ulteriormente. "Sono state colpite istituzioni dello Stato e infrastrutture di servizio", ha denunciato il presidente Joseph Aoun, precisando che gli ultimi raid dell'IDF hanno danneggiato un edificio ministeriale e "distrutto" l'ospedale Ghandour, una struttura sanitaria in disuso situata vicino a Nabatieh.

Per Aoun, USA e altri attori internazionali con facoltà di mediazione devono "agire con urgenza per porre fine alle violazioni". Tra i Paesi propostisi per un ruolo di conciliazione c'è anche l'Italia, che negli ultimi mesi ha ospitato due round di colloqui tra Israele e Libano a Roma e ha dato disponibilità per accogliere nella capitale anche un terzo, al momento slittato a metà settembre.

Nel frattempo, otto Paesi a maggioranza musulmana, ovvero Pakistan, Egitto, Indonesia, Giordania, Qatar, Arabia Saudita, Turchia ed Emirati Arabi Uniti, hanno fatto sentire la loro voce in merito a un altro fronte caldo, quello di Gaza. In una dichiarazione congiunta, i rispettivi governi hanno infatti condannato recenti dichiarazioni dei ministri israeliani Itamar Ben-Gvir e Israel Katz in merito a piani di sfollamento dei palestinesi dalla Striscia, dove intanto fonti locali hanno riferito di raid con civili feriti anche nelle ultime ore. "Il piano per l'emigrazione volontaria dalla Striscia di Gaza è ancora all'ordine del giorno", aveva detto Katz mercoledì, aggiungendo che "si può effettuare via mare o via aria".

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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni