Il leader di Reform UK accusa il collettivo giornalistico Verbatim di malafede e sospende due stretti collaboratori coinvolti in un'inchiesta-trappola.
"Chiacchiere da pub": così Nigel Farage, leader trumpiano della destra anti immigrazione britannica, ha liquidato stasera ai media, in una dichiarazione rilasciata a conclusione della giornata clou del congresso di Birmingham del suo partito, Reform Uk, i video emersi in un'inchiesta giornalistica-trappola in cui due suoi stretti collaboratori appaiono approvare trame di (fittizie) donazioni politiche illecite dall'estero di provenienza Usa.
Farage è tornato quindi a denunciare l'asserita inattendibilità e malafede del collettivo giornalistico Verbatim, promotore di un'inchiesta sotto copertura su Reform durata a suo dire "oltre un anno", accusandolo di essere stato già contestato dal Congresso americano per la presunta "manipolazione" di precedenti filmati. Ha tuttavia ammesso che i due collaboratori coinvolti nelle registrazioni, James Orr e Dan Jukes, costretti entrambi a farsi da parte in attesa degli esiti di "un'inchiesta interna" al partito sulla vicenda, sono stati "come minimo sventati".
Nel contempo ha insistito a negare che qualunque donazione illegale sia stata effettivamente versata nelle casse di Reform o che qualunque legge sia stata violata. Mentre ha sostenuto che il video in cui lui stesso compare in prima persona, in compagnia dei collaboratori e dei giornalisti travestiti da donatori, non proverebbe nulla a suo carico: "Mi sono limitato a chiedere se le offerte di donazioni fossero legittime e poi ho ringraziato", ha tagliato corto, rifiutandosi di rispondere a domande dei giornalisti sui dettagli.
Jukes e Orr sono stati ritenuti finora personaggi chiave dello staff di Farage. Il primo nei panni di portavoce e addetto alla comunicazione, il secondo in quelli di consigliere politico, oltre che di 'ideologo' coinvolto secondo i media in passato in progetti chiacchierati come il sostegno a teorie "eugenetiche sulla razza" accanto a figure quali Peter Thiel, miliardario del colosso tech americano Palantir, o come l'accademico Nathan Cofnas, promotore negli ultimi mesi anche delle accuse di plagio al sociologo Jason Arday, il più giovane professore nero mai approdato a una cattedra all'università di Cambridge, sfociate in una controversa campagna di stampa, nelle dimissioni di Arday dall'ateneo e infine nel suo presunto recente suicidio a Londra.